PERCHE’ CADONO GLI IMPIANTI: la rete

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La rete: quale miglior momento per affrontare questo importante argomento se non al rientro dalle vacanze estive? Sì perché l’argomento è veramente vasto e va ad abbracciare tutte le tematiche già affrontate negli articoli precedenti. 

Il sesto di impianto, la sezione e la distanza tra i pali, la misura, la distanza e il numero degli ancoraggi, il diametro e la posizione di fili e funi, la tipologia di cappucci; tutti questi aspetti in un impianto dipendono dal materiale di copertura e, in particolare, se esso sia rete o telo. Tutto quanto abbiamo detto finora nei nostri articoli precedenti, parte infatti dall’assunto che a conclusione dell’impianto avremmo posto della rete anti-grandine; se invece la copertura che abbiamo in mente di installare è rappresentata da un telo anti-pioggia, dobbiamo considerare l’idea di procedere in maniera completamente diversa. 

Vi ricordate quando abbiamo parlato del vento come di quell’elemento che va a condizionare tutto l’impianto? Questo è il momento in cui entra in gioco nella maniera più preponderante, variando il suo effetto a seconda del fattore di permeabilità del materiale di copertura.  

Partendo dal materiale meno permeabile di tutti, cioè il telo anti-pioggia che blocca il 100% del vento, a scendere fino alle reti per uccelli (la cui presenza è quasi irrilevante ai fini della trattazione), è necessario eseguire un’attenta valutazione di quanta aria verrà bloccata dal materiale per poter ideare le opportune strategie di resistenza da porre al di sotto della stessa. Senza entrare in questa sede nei dettagli, Valente propone degli specifici impianti anti-pioggia e anti-sole per coperture con percentuali di permeabilità variabili dal 30% allo 0% che quindi prevedano l’installazione di rete ombreggiante o telo antipioggia.  

L’impianto anti-grandine si è invece rivelato idoneo con materiali che posseggono permeabilità già a partire dal 30%, il che ci porta ad affrontare il discorso della loro cosiddetta poli-funzionalità. Con una permeabilità di poco superiore al 30%, infatti, la rete può proteggere non solo dalla grandine ma anche da insetti, uccelli, sole e vento. Per poter sfruttare tale poli-funzionalità dell’impianto dobbiamo però tenere in considerazione due fattori in particolare: la dimensione della maglia (dalla normale 2,8x8mm della rete anti-grandine alla 0,84×1,17mm della rete Suzuki, che garantisce protezione anche dal minuscolo moscerino che affligge le nostre ciliegie) e il colore della rete, che ci può offrire una protezione dal sole fino al 20% quando di colore nero, valore molto spesso sufficiente per evitare dannose bruciature.  

Ovviamente, oltre a questi due aspetti dobbiamo considerarne un terzo che è rappresentato dalla qualità della rete. 

Il tipo di monofilo, infatti, è determinante per il risultato finale del nostro prodotto (e ne esistono di vari diametri e qualità differenti), così come lo è la tessitura della rete che garantisce l’indeformabilità della maglia e, conseguentemente, una protezione costante nel tempo.  

Abbiamo così introdotto il materiale, cioè la rete in sé; ora dobbiamo analizzare il suo comportamento all’interno dell’impianto, dando per scontato che senza la qualità di ogni singolo elemento non potremmo raggiungere il livello di affidabilità desiderato.  

Come già detto, la rete si innesterà al di sopra del filo di colmo e sotto la fune trasversale, collegandosi saldamente alla struttura in diversi punti. In primis, la rete viene bloccata su ogni cappuccio attraverso l’apposito kit di viteria di cui abbiamo parlato nel precedente articolo. Un buon cappuccio deve ovviamente offrire una viteria comprensiva di opportune rondelle di materiale più morbido (plastica o gomma) per la parte che sarà a diretto contatto con la rete, così da non provocarle danni. 

Per lo stesso motivo, il cappuccio dovrà essere sufficientemente lungo da coprire la parte di palo che potrebbe potenzialmente entrare in contatto con la rete. Ad ulteriore protezione, i pali vengono smussati nell’ultima fase della lavorazione in produzione, privandoli quindi degli spigoli che potrebbero costituire un altro potenziale punto di abrasione. 

Passando quindi all’installazione, la fase più delicata è quella di “alzare la rete” (così si definisce quando la rete viene sbobinata in campo per poi essere issata, per mezzo del carro raccolta, sul filo di colmo); in questo momento, infatti, la rete rimane a penzoloni sul filo di colmo e anche il minimo alito di vento può portarla ad impigliarsi in uno qualsiasi dei tanti “ostacoli” presenti nell’impianto. 

È quindi veramente di cruciale importanza affidarsi ad un’impiantista specializzato che sappia guidarvi con cura in questa delicata fase di installazione, a partire dalla scelta della giornata più adatta da un punto di vista meteorologico (totale assenza di vento). 

La rete viene quindi alzata e adagiata sul filo di colmo, dove verrà bloccata sui singoli cappucci e fissata lungo tutti i filari. Questa fase ha una lunga storia alle spalle. C’era in principio la cucitrice, il must-have di ogni impiantista che si rispetti, che permetteva letteralmente di cucire la rete lungo la cimosa centrale, appena sotto il filo di colmo. Questa delicata operazione garantiva una perfetta installazione della rete (a patto ovviamente di conoscere bene il mestiere), ma provocava anche un danneggiamento della stessa in quanto, come tutti sappiamo, cucire significa realizzare tanti piccoli fori che vanno a creare una possibile area di debolezza nel punto di maggiore sforzo della rete. Inoltre, questa operazione rendeva particolarmente difficile l’eventuale sostituzione della rete stessa in caso di problemi. L’insieme dei due fattori, ha portato a virare su modalità di fissaggio più semplici che, pur assicurando un forte collegamento con l’impianto, non creassero punti deboli sulla rete e, al contempo, fossero facilmente apribili in caso di necessità. 

Dopo aver utilizzato per un breve periodo dei piccoli aghi in ferro, così semplici da rimuovere che riusciva a farlo persino il vento, si è arrivati alle odierne placchette in plastica che, installate a cavallo del filo di colmo e inserite con l’opportuno pettine nella rete, assicurano entrambi i risultati desiderati. Chiaramente le placchette devono rispondere a determinati requisiti, in particolare; avere dimensioni adeguate per offrire una sufficiente pressione sulla rete, essere realizzate con una plastica di qualità eccelsa (saranno esposte al sole e al freddo costantemente, garantendo sempre la stessa resistenza) e, infine, venire posizionate ad una distanza opportuna per dividere equamente lo sforzo tra di esse e smorzare la tensione sulle applicazioni dei cappucci.  

Tutt’altra storia è quella del fissaggio centrale. Per cominciare, dobbiamo affrontare una delle fasi più problematiche di tutta l’installazione: lo squadro della rete. Le maglie della rete devono infatti lavorare in corrispondenza, rimanendo della loro forma rettangolare, senza sforzo. Inoltre, la rete deve essere posta in tensione senza però che questa risulti eccessiva: troppa tensione, infatti, solleciterebbe oltremodo la rete ma, d’altro canto, una rete rilassata avrebbe troppa libertà di movimento e creerebbe delle sacche in caso di grandinate intense. E qui veniamo ad un altro punto cruciale, quello delle diverse scuole di pensiero sul fissaggio centrale della rete, per agevolare la fuoriuscita della grandine.  

La verità è che nessuna modalità andrà a svuotare completamente la rete in caso di fenomeni intensi: è un dato di fatto. La rete viene normalmente fissata al centro con una fila di placchette, intervallate ad una distanza di circa un metro e mezzo cosicché, ad un carico sostenuto di grandineil suo peso abbasserà la rete creando delle aperture da cui la grandine possa parzialmente uscire, diminuendo in parte il carico sull’impianto. A questa modalità di fissaggio, si contrappongono le opzioni con elastico che, fissato con modalità differenti, cerca di favorire (inutilmente) lo scarico della grandine che insiste sulla retePensiamo che la foto qui sotto sia abbastanza esemplificativa del fatto che grandinate di forte intensità non verranno in nessuno modo scaricate “in automatico” dalla sola rete.

Proseguendo nell’installazione, una volta fissata centralmente la rete l’impianto può considerarsi concluso e le uniche cose che rimangono da definire sono le finiture, vale a dire il collegamento ai pali di testata con l’utilizzo o meno di chiusure sul perimetro.  

Per quanto riguarda le testate, indubbiamente il fissaggio più usato è quello ad anelli, con la rete che “salta” oltre la linea dei pali di testata, poggiando su una fune (mi raccomando plastificata, altrimenti si taglierà come il burro) e venendo poi annodata ad un anello in ferro fissato sul filo di colmo a circa un metro e mezzo da terra. Pur essendo la consuetudine dei fissaggi, gli anelli evidenziano il loro limite proprio nel “salto”, cioè nel punto in cui la rete è più in tensioneche solitamente è il primo ad usurarsi e rompersi, nonostante la fune plastificata. Il manifestarsi di questo fenomenooltre all’avvento degli insetti infestanti ormai diffusi in Italia, ha portato alla necessità di chiudere l’impianto su tutto il perimetro, valutando quindi un fissaggio, sia in testata che sul laterale, che mantenga la rete in una posizione orizzontale rispetto all’impianto stesso, permettendo l’installazione di “pareti” laterali di rete (non necessariamente la stessa utilizzata sul colmo) che prevengano l’ingresso degli insetti. È chiaro che il sistema non sarà ermeticamente sigillato (risultato che si può ottenere solamente con una serra), ma sicuramente le chiusure perimetrali si sono dimostrate efficaci nel ridurre la presenza di questi parassiti nel nostro frutteto. Da questo punto di visita, il tunnel si è dimostrato indubbiamente la miglior soluzione sugli impianti di nuova installazione, permettendo il prolungamento dell’impianto oltre la linea dei pali di testata ed assicurando la libera movimentazione dei mezzi agricoli al suo interno. Ciò rappresenta indubbiamente la nuova frontiera delle installazioni anti-grandine, con gli agricoltori già proiettati ad un futuro dove la tropicalizzazione della nostra penisola porterà sempre più insetti a disturbare il loro lavoro. 

Per quanto riguarda gli impianti già in essere, una soluzione efficace è rappresentata dal nostro sistema Kalamita che prevede l’installazione di distanziatori laterali magnetici applicati sull’opportuna reteprovvedendone la chiusura “automatica” senza richiedere spazio aggiuntivo. 

Siamo così giunti alla fine del nostro viaggio all’interno del “Perché cadono gli impianti; un viaggio lungo ma necessario per affrontare nel dettaglio i vari step e far capire che nulla è lasciato al caso ma tutto viene studiato minuziosamente per poter permettervi di dormire sonni tranquilli e godere dei frutti del vostro lavoro.