VINO SENZA ALCOL: favorevoli e contrari

VINO SENZA ALCOL: favorevoli e contrari

La commissione Europea dà il via alla diffusione del vino analcolico, si aprono dibattiti e nuove strade per il futuro del vino. Ecco tutte le proposte e i commenti delle associazioni di categoria.

DEALCOLIZZAZIONE: cos’è e come si fa

La dealcolizzazione è un processo attraverso il quale è possibile estrarre l’alcool dalle bevande alcoliche, vino compreso. Si può praticarla per parziale evaporazione, distillazione o per osmosi, a condizioni di pressione e temperature molto delicate.

Il rischio maggiore è di far perdere alla bevanda le sue naturali proprietà organolettiche. Tuttavia, nel tempo, le tecniche e i macchinari sono migliorati, consentendo di effettuare interventi meno duri e invasivi, che vanno a colpire solo l’etanolo, ma non i gusti e i profumi tipici del vino.

Nel frattempo, la Spagna sta finanziando una ricerca scientifica per ottenere una bevanda simile al vino, ma senza alcol, contro le malattie neurodegenerative. Ben due centri di ricerca insieme a tre azienda agricole si occuperanno di estrarre gli antiossidanti da uve di diverse varietà e creare la bevanda analcolica che dovrebbe avere effetti preventivi per malattie degenerative come l’Alzheimer e il Parkinson.

vino senza alcol

La proposta della COMMISIONE UE

Qualche mese fa la Commissione Europea ha presentato la sua proposta di modifica del regolamento n. 1308/2013, i termini “vino dealcolizzato” (con tasso alcolometrico non superiore a 0,5% vol.) e “vino parzialmente dealcolizzato” (con tasso alcolometrico compreso tra 0.5% e 9%).

Dovremmo però attendere le prossime elezioni europee (fine maggio) per scoprire se la proposta verrà approvata.

Si tratta del primo tentativo di armonizzare a livello europeo questa tipologia di prodotto. Al momento, infatti, sono le singole legislazioni nazionali ad ammetterne o meno la dicitura. Per esempio, lo ha fatto la Spagna e lo ha fatto la Germania, anche se poi la pratica non ha avuto molto seguito. Allo scorso forum della CIA – Agricoltori Italiani, il portoghese Joao Onofre Antas Goncalves (capo dell’Unità alcolici, superalcolici e prodotti ortoculturali alla Commissione UE), ha inserito i vini alcol free come una delle rotte lungo cui muoversi per intercettare nuovi mercati e nuovi consumatori.

 

La REGOLAMENTAZIONE: necessaria o di intralcio?

Per Unione Italiana Vini “regolamentare non è mai una cattiva notizia. Armonizzare le regole significa definire un ambito in cui muoversi e l’inserimento dei vini senza alcol nel pacchetto di regolamentazione unica OCM vino (Organizzazione Comune del Mercato vitivinicolo) consentirebbe di tenerli vicini alla tipologia vini e, quindi, esercitarne il controllo. Il problema si verificherebbe se questi prodotti, inseriti nell’industria alimentare e non in quella vitivinicola, diventassero dei concorrenti del vino.

 

La DOMANDA è in CRESCITA

La domanda di vini, e più in generale di bevande, a basso contenuto alcolico c’è ed è in crescita, anche se al momento è ancora difficile quantificarla, proprio perché manca una regolamentazione unica. A fare da apripista sono state birre e cocktail, non solo in quei mercati con limitazioni religiose, ma anche verso i cosiddetti Paesi salutisti, come la Nuova Zelanda, l’Australia e il Nord Europa, soprattutto la Svezia. I Paesi meno recettivi sarebbero, invece, Portogallo e Giappone.

vino senza alcol

VINO SENZA ALCOL: i favorevoli

Anche l’altra associazione, Federvini, non sembra contraria dall’arrivo del vino senza alcol: “nulla contro questi prodotti”, afferma il direttore generale Ottavio Cagiano de Azevedo, “ma sono molte le perplessità sull’impiego del termine vino, per il rischio di confusione che può generare nella mente del consumatore.”

Sempre secondo il sig. Cagiano, quindi, la regolamentazione non risulterebbe sbagliata: “è la collocazione naturale, perché materie prime e tecniche sono le stesse. Anzi, sarebbe la prova che la legislazione vitivinicola è la più avanzata e comprensiva di tutte le sfumature. Senza considerare che entrare in questo pacchetto, significherebbe, anche per i produttori di vino senza alcol, diventare soggetti ai controlli, al registro telematico e a tutti gli altri obblighi del settore.”

Diversa la questione del nome, continua il direttore di Federvini: “vino dealcolato è un termine che informa e disinforma; sarebbe più corretto fare riferimento a bevanda ottenuta da uve o da vino.

La parola vino presuppone una serie di vincoli, condizionamenti ed eredità produttive e culturali, dove la gradazione alcolica dipende, prima di tutto, dal territorio e dalla vendemmia. Decidere con il “rubinetto” la gradazione che si vuole raggiungere è una pratica un po’ diversa.”

 

VINO SENZA ALCOL: i contrari

La Federazione europea vini a denominazione (EFOW) trova la proposta della Commissione Ue “un’aberrazione; accettare il vino senza alcol significa andare verso il cracking del vino e la sua ricomposizione in laboratorio.”

Rientra nella lista dei contrari anche FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti): “Vino dealcolato?”, si domanda il vicepresidente Gaetano Morella, “riteniamo che un prodotto manipolato non possa chiamarsi così. Il vino è un’altra cosa: è un prodotto agricolo, che racconta un territorio. Dealcolizzare significa fare un vino a ricetta, che nulla ha a che fare con le pratiche agricole.”

Aggiunge poi: “Non possiamo andare verso l’industrializzazione dell’agricoltura. Avere un’opportunità di commercio non può farci giustificare tutto sempre e comunque. Va benissimo che si apra un mercato per questo prodotto, ma non chiamatelo vino.

 

VINO SENZA ALCOL: i produttori

Tra i produttori di vino senza alcol, ci sono Bosca e Iris Vigneti (che alla sua prima vendemmia, nel 2017, ha avuto come testimonial d’eccezione il governatore veneto Luca Zaia), ma anche una delle realtà più grandi dell’area del Conegliano-Valdobbiadene, Astoria Vini. L’azienda dei fratelli Polegato nel 2010 ha creato il suo primo spumante a bassa gradazione, 9.5 Cold Wine (come dice il nome, un vino che ha poco più di 9 gradi).