Newsletter Ottobre 2016

Newsletter Ottobre 2016

 

Case History

 

Ca’ Rugate

Questa case history è dedicata al racconto dello splendido rapporto di collaborazione e stima reciproca che da un paio di decenni abbiamo instaurato con l’azienda Ca’ Rugate, una delle più rinomate ed apprezzate del settore.

Ca’ Rugate è un’azienda agricola veneta che produce vino, un’azienda che ha saputo innovare e reinterpretare le tradizioni investendo sui vigneti più vocati all’utilizzo dei vitigni storici.

Una storia lunga più di 100 anni, legata in modo inscindibile da quattro generazioni alla famiglia Tessari ed a quella terra scura e vulcanica della collina delle Rugate, vicino al centro di Brognoligo, dove tutto ha avuto inizio.

Ma lasciamo la parola al Sig. Michele Tessari, oggi Titolare dell’azienda, che ci ha concesso con entusiasmo una breve intervista.

 Quando è nata la sua azienda? 
“La vera storia comincia un centinaio di anni fa, quando Amedeo Tessari (mio bis-nonno) cominciò a scoprire il valore di queste terre. All’epoca si coltivava poca uva, la nostra famiglia era concentrata più sulle ciliegie, sulle susine, pesche e mandorle.

Grazie a Fulvio Tessari, detto “Fulvio Beo” (mio nonno), si decise di cominciare a pigiare l’uva e fare del vino, acquistando grandi vasche di cemento e botti per contenerlo.

La prima cantina nasce così alle Rugate attorno al 1950, e dal vino sfuso alle prime etichette il passo fu veloce.

Mio nonno e mio padre presero quindi la decisione di ampliare la cantina di Brognoligo e di investire in nuovi macchinari. Erano anni di grande fermento. Le prime bottiglie a marchio Ca’ Rugate nacquero nel 1986 e nostri vini iniziarono presto a varcare i confini nazionali.

Il 2001 è l’anno del passaggio generazionale che vede me, Michele Tessari, a capo dell’azienda.

Il mio lavoro consiste nell’assecondare le nostre conoscenze enologiche avviando un processo di rinnovamento aziendale, sia a livello qualitativo che a livello organizzativo.”

CA RUGATE 2

Qual è la dimensione della sua azienda e cosa produce? 
“La nostra azienda conta 72 ettari tra Soave Classico (40ha), Valpolicella (30ha) e zona Lessini Durello (2ha).

Le denominazioni prodotte sono: Soave Classico, Valpolicella, Valpolicella Superiore, Amarone della Valpolicella, Recioto di Soave, Recioto della Valpolicella, Lessini Durello Riserva.”

 Da quanto tempo è cliente della Valente? 
Abbiamo sempre sentito parlare di Valente, vista la storicità dell’azienda, e ben vent’anni fa abbiamo deciso di iniziare la nostra collaborazione, cominciando ad acquistare i prodotti sui quali crescono oggi le nostre uve.”

 Ricorda come ci ha conosciuto? 
“Vent’anni fa la Valente si faceva strada nel settore ed era sulla bocca di tutti noi produttori come un marchio in grado di fornire tutti i componenti per creare un impianto completo, aspetto relativamente al quale è ancora oggi leader. Quindi tramite il passaparola abbiamo ricevuto il consiglio di rivolgerci a questa azienda.”

 Perché ci ha scelto? 
“Il nostro è un prodotto di alta qualità certificata e un prodotto di alta qualità deve cresce sotto un impianto stabile e duraturo. Siamo stati decisamente conquistati dalla qualità di questi prodotti che rispecchino molto la nostra filosofia.

Un’altra cosa che mi ha conquistato è stata la serietà della famiglia Valente, sempre disponibile e pronta a soddisfare le nostre esigenze.”

 Che cosa ha acquistato dalla Valente? 
“Dalla Valente abbiamo acquistato pali in cemento e tutto il materiale necessario per installare impianti di vigneto completi, funzionali e resistenti.”

 Quale esigenza aveva e/o quale problema ha risolto per lei Valente? 
“Le nostre esigenze erano quelle di poter avere un impianto stabile e allo stesso tempo funzionale, obiettivo che è stato raggiunto studiando e progettando un impianto ad hoc grazie alle conoscenze ed all’esperienza di Valente.

Un’altra esigenza era quella di realizzare un impianto a basso impianto ambientale sul territorio, ed anche su questo aspetto Valente faceva al caso nostro! Ci hanno infatti proposto una gamma di pali in cemento marrone che si confondono con l’ambiente circostante e sono anche gli unici ad avere la certificazione di eco sostenibilità EPD.”

 Quali sono secondo lei i punti forti della Valente? 
“I punti di forza della Valente secondo il mio parere sono i seguenti:
1. qualità materia prima
2. professionalità della proprietà
3. servizio commerciale.”

Ringraziamo il Sig. Michele Tessari per aver dedicato parte del suo prezioso tempo a questa nostra intervista e gli ribadiamo il piacere e l’onore che proviamo nell’essere fornitori della sua azienda. 

CA RUGATE 1

INSIDE VALENTE #1

 

Come nasce un impianto

“LA TEORIA SENZA PRATICA È INUTILE, LA PRATICA SENZA TEORIA È DANNOSA”.
(Confucio)

L’affermazione di Confucio è più attuale che mai ma, vedendo come si fa ricerca ed innovazione oggi, sembra che nessuno vi faccia riferimento.

Questo vale anche per il nostro settore, quello della progettazione, produzione ed installazione di impianti di Vigneto e Frutteto.

Queste tipologie di impianto sono state oggetto di profondi cambiamenti nel corso del tempo, dettati da necessità agronomiche (utilizzo di forme di allevamento moderne e maggiormente produttive) e da necessità economiche (utilizzo massivo della meccanizzazione delle operazioni colturali e protezione dalle intemperie e da insetti).

Purtroppo tali cambiamenti non sono stati accompagnati da studi preventivi approfonditi per il dimensionamento dei materiali e per le metodologie di realizzazione degli impianti.

Si è quindi proceduto per tentativi, spesso improvvisando e spesso commettendo errori anche molto gravi che hanno compromesso non solo il raccolto ma la vita dell’intero impianto.

FOTO ISIDE 1

Nel mondo del frutteto si sono realizzati impianti “improbabili”, non in grado di garantire la salvaguardia della frutta dalle intemperie né tanto meno l’ottimizzazione dei costi di gestione del frutteto e l’utilizzo di una corretta pratica agronomica.

FOTO ISIDE 2

Si è poi passati a costruire impianti più strutturati, con funi e fili tensionati nelle due direzioni principali, ma l’utilizzo di materiali scadenti e l’improvvisazione hanno determinato il fallimento di moltissime coperture.

Con queste premesse i risultati non potevano che essere quelli che vedete nelle foto seguenti.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA  FOTO INSIDE 4

Del resto il vento, la grandine e la neve sono eventi meteorologici importanti che non possono essere sottovalutati, considerati marginali o stimati in maniera empirica e senza nessun fondamento scientifico.

Anche per quanto riguarda il vigneto si è assistito ad un profondo cambiamento dovuto all’uso di forme d’allevamento moderne e al contemporaneo utilizzo di materiali innovativi (pali di sostegno in metallo) necessari per ottenere impianti efficienti, meccanizzabili e facili da gestire; molto spesso però i risultati non sono stati all’altezza delle aspettative.

FOTO INSIDE 5

Altre volte è stata la scelta dei pali a non essere propriamente azzeccata, arrivando a costruire impianti che non avevano sufficiente resistenza per opporsi anche alle più semplici sollecitazioni prodotte dagli agenti atmosferici.

FOTO INSIDE 6   FOTO INSIDE 7

A questo punto non può che sorgere spontanea una domanda: perché?

Le giustificazioni che solitamente vengono date, in maniera più o meno convincente, tendono ad assolvere i pali puntando il dito contro l’estrema intensità e violenza dell’evento atmosferico di turno.

Ma qualcuno potrebbe obiettare dicendo: cosa vuol dire di “estrema intensità e violenza”?
Non sarebbe più utile cercare di capire che resistenze hanno i pali e quanto sono in grado di resistere ad un evento atmosferico?

Normalmente, le risposte a queste legittime domande sono particolarmente articolate e fantasiose, senza però fornire alcuna informazione utile a capire il PERCHE’ del problema!!

La nostra azienda è sul mercato da oltre 50 anni e, nel proporre soluzioni ai propri clienti, si è fatta una serie di domande per capire tutti gli aspetti fondamentali riguardanti gli impianti per Vigneto e Frutteto, con l’ottica di dare le risposte giuste a quei quesiti che rimangono troppo spesso senza un perché.

- Perché facciamo gli impianti in un certo modo?

- Perché usiamo determinati materiali?

- Quali sono i limiti dimensionali di un impianto?

- Come dobbiamo posare correttamente i materiali?

Sono questi i quesiti che ci siamo posti ed ai quali vogliamo dare delle risposte certe, non solo per accontentare il cliente, ma per dargli quella tranquillità necessaria affinché affronti un investimento importante (come quello della costruzione di un impianto di Vigneto e Frutteto) con la consapevolezza di aver fatto la scelta giusta con le persone giuste.

L’approccio che l’azienda Valente ha nei confronti degli impianti è identificabile nella frase di Confucio, ovvero, il connubio tra teoria e pratica per ottenere risultati certi e quindi soluzioni all’altezza della situazione richiesta.

Per questo motivo, e per dare le risposte alle domande sopra descritte, abbiamo deciso di avvalerci di un team di ingegneri con cui ci siamo confrontati (e continuiamo a farlo ancora oggi) sul tema legato alle strutture per Vigneti e Frutteti.

Partendo dagli obiettivi che le strutture si prefiggono, per arrivare alle risposte attese, abbiamo lavorato seguendo tre step:

1) Definire quali sono le diverse sollecitazioni a cui sono sottoposti gli impianti, capire le aree geografiche di sviluppo, capire le sollecitazioni in tali aree, definire le norme di riferimento più vicine al tipo di lavoro che facciamo dato che NON esistono regole definite per questo settore.

2) Analizzare l’esistente, ovvero capire come sono fatte le strutture, quali sono le misure che solitamente vengono usate per costruire gli impianti (ivi comprese le lunghezze dei filari, larghezza di impianto, altezza della struttura fuori terre, distanza di infissione degli ancoraggi, profondità di posa di pali ed ancora) ed i materiali utilizzati.

3) Trovare i giusti correttivi per ottenere delle strutture perfettamente efficienti ed in grado di sopportare le sollecitazioni ambientali, usando i materiali adatti nel modo corretto ed installandoli alla perfezione.

Le risposte che abbiamo ricavato per ogni step sono state significative e hanno chiarito come mai prima d’ora i confini entro cui operare per fornire al cliente una struttura funzionale, efficiente, sicura.

Di seguito i dettagli:

 Step 1 
Tenendo conto che gli impianti di Vigneto e Frutteto sono sottoposti alle sollecitazioni maggiori durante il periodo che va dalla primavera fino a metà autunno, le problematiche sono state circoscritte al vento ed alla grandine, escludendo la neve.

Questo non solo perché essa non si manifesta nel periodo considerato, ma anche perché una verifica strutturale che contemplasse un carico di questo tipo avrebbe dato risultati assolutamente negativi, impedendone ogni realizzazione.

Venendo alle ricerche in ambito normativo, non sono emersi regolamenti o leggi inerenti la realizzazione di impianti in ambito agricolo, pertanto gli ingegneri hanno reputato che l’unica soluzione fosse quella di valutare, secondo la teoria della scienza e della tecnica delle costruzioni, la funzionalità di tali tipologie di impianti. Le norme citate sono perciò da intendersi unicamente come riferimenti.

NORMATIVA DI RIFERIMENTO
Le verifiche sono state condotte nel rispetto dei criteri della scienza e tecnica delle costruzioni secondo quanto prescritto nelle “Norme tecniche per le costruzioni 2008”.

[1] Norme Tecniche per le Costruzioni – Decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti 14.01.2008.
[2] Circolare n.617 – 2 Febbraio 2009. Istruzioni per l’applicazione delle Norme tecniche per le costruzioni di cui al D.M. 14 gennaio 2008.
[3] CNR – DT 207 / 2008. Istruzione per la valutazione delle azioni e degli effetti del vento sulle costruzioni.
[4] UNI EN 13031–1:2004. Serre: Progettazione e Costruzione. Parte 1: Serre per produzione commerciale.

ANALISI CARICHI E PESO PROPRIO
In base alle analisi effettuate sono stati stabiliti i carichi ed il peso proprio dei materiali, quindi:

- Per le funi si adotta un peso specifico di 78.5 kN/m3 (7,85 kg/dm3) mentre per il cls si è tenuto conto di un peso specifico pari a 25 kN/m3 (2500 kg/m3).
- Il filo di colmo che sostiene la rete antigrandine viene pretensionato con un precarico pari a 2.50 kN (250 kg).
- Le funi che stabilizzano l’impianto vengono pretensionate con precarico pari a 2.50 kN (250 kg).

RETE ANTIGRANDINE
Il sovraccarico permanente della rete antigrandine con permeabilità 85% è pari a 0.001 kN/m2 (0,1 kg/m2, anche se la rete pesa solamente 0,045 kg/m2).

GRANDINE
Il carico dovuto alla grandine considerato è pari 0.06 kN/m2 (6 kg/m2).

VENTO
I carichi agenti sulla struttura sono quelli dovuti all’azione del vento in pressione/depressione sulle superfici verticali e/o inclinate e tangenziale sulle superfici orizzontali.

Nelle simulazioni di calcolo sono state considerate tutte le zone d’Italia e delle Isole maggiori ad esclusione delle Isole minori e della Provincia di Trieste, con altitudine inferiore a 500 m s.l.m.m. e distanza dalla costa superiore a 10 km.

La rete antigrandine ha una permeabilità dell’85% quindi il carico agente sarà pari al 15% di quello agente su di un superficie perfettamente impermeabile.
Facendo riferimento alla CNR DT – 207/2008 si ha una formulazione per il calcolo della velocità di picco del vento.

La velocità di picco associata alla velocità di riferimento è pari a: Vp = 1.247 × 26.5 = 33.0 m/s. Quindi l’impianto può essere soggetto ad una massima velocità di picco del vento pari a: Vmax = 33.0 × 3.6 = 119 km/h.

 Step 2 
Gli impianti di Vigneto e Frutteto sono delle tensostrutture, dove i pilastri portanti sono tenuti insieme da fili e funi che, posti in tensione e mantenuti in tale stato da ancoraggi a terra, garantiscono la stabilità e la sicurezza necessari.

Per avere un giusto parametro di riferimento, si è deciso di utilizzare una superficie quadrata di lato mt 150 dove vengono disposte le file ad una distanza tra loro di mt 5,00, i pali sono posizionati ogni mt 10,00 e l’altezza max dell’impianto fuori terra è stato stabilito in mt 5,00.

I risultati del calcolo ci diranno quale saranno le dimensioni massime dell’appezzamento da coprire, sia in lunghezza che in larghezza, in modo da conoscere con esattezza i limiti massimi che ogni struttura, e di conseguenza ogni frutteto/vigneto, può avere.

I materiali utilizzati sono stati testati singolarmente per determinarne la loro resistenza meccanica e sono composti dalle migliori materie prime che il mercato mette a disposizione.

I pali sono realizzati con calcestruzzo classe C50 con le caratteristiche indicate nella certificazione di prodotto.

Il filo di colmo ha i seguenti carichi di rottura: Filo φ 4 16.32 kN (1632 kg).
Il cappuccio in plastica è stato testato in termini di resistenza allo sfilamento mediante una prova con dinamometro.
Il valore misurato, per il quale si ha sfilamento, è pari a 3.37 kN (337 kg).

Le eliche di ancoraggio a terra sono state testate nel 2003 dal Laboratorio Prove del Dipartimento di Costruzioni e Trasporti dell’Università degli Studi di Padova in termini resistenza all’estrazione dal terreno.
Il valore misurato, per il quale si ha estrazione dal terreno delle eliche, è pari a 49.84 kN (4984 kg).

 Step 3 
Dalle analisi fatte è risultato come alcuni prodotti potessero essere sostituiti da altri più performanti e, a volte, meno costosi.

Inoltre, i dati ricavati ci hanno dimostrato la possibilità di mettere a distanze predeterminate gli ancoraggi perimetrali e come, al variare di queste distanze, potessero variare le dimensioni dei lotti da coprire e/o palificare.

Altri dati ci hanno fatto capire come a differenti livelli di tesatura delle funi e dei fili si potessero ottenere dimensioni o forme differenti, in grado quindi di coprire/costruire frutteti disposti su terreni non geometricamente ben inquadrati.

Tutte queste preziose informazioni sono state racchiuse nel nostro “Manuale di installazione degli impianti“, in modo tale da avere sempre a portata di mano le migliori indicazioni su come vada dimensionato, costruito e gestito un impianto di Vigneto o Frutteto.

E’ un lavoro che ha richiesto anni di ricerca dati, prove in laboratorio, prove sul campo, con l’unico scopo di arrivare ad ottenere la risposta alla madre di tutte le domande: PERCHE’ FARE COSI’!

Le risposte che abbiamo ottenuto sono talmente chiare ed affidabili da permetterci di certificare i nostri impianti, fino ad ottenere il sigillo di “Impianto garantito SIKURO”.

Questo prezioso traguardo è dedicato a tutti i nostri amici agricoltori che ogni giorno rischiano il proprio capitale nell’ambiente più ostile al mondo: il campo.

Noi della Valente vogliamo che i soldi investiti dall’agricoltore si ripaghino nel più breve tempo possibile, dando contemporaneamente una struttura forte, affidabile, facile da usare…insomma una “macchina” SIKURO!!

Seguiteci nei prossimi appuntamenti; vi sveleremo i nostri segreti con ulteriori informazioni tecniche e trucchi per realizzare al meglio i vostri impianti!

Novità in Valente

 

Visita Presidenti delegati cooperative Polacche

Ad Agosto si lavora meno, si va in vacanza, ci si riposa…almeno normalmente dovrebbe essere così, ma in Valente si è operativi sempre!

Ed infatti il 09/08/2016, con nostro grande stupore, abbiamo ricevuta la gradita visita di ben 15 presidenti delegati delle maggiori cooperative frutticole Polacche.

Avevano sentito parlare della nostra azienda e del nostro cavallo di battaglia, il palo in cemento. Avevano sentito parlare dei nostri impianti di copertura, della qualità dei nostri prodotti e della nostra lunga storia cominciata ormai più di 50 anni fa ma.

Ed a quel punto la curiosità è stata tale da fargli intraprendere un lungo viaggio per venire a trovarci e vedere con i loro occhi ciò di cui avevano tanto sentito parlare.

Che dire, per noi è stato un grande onore sapere che in nostro nome sia arrivato così distante!

La visita è cominciata dal racconto della nostra storia cinquantennale, che li ha appassionati molto, per poi passare ai prodotti.

A quel punto il nostro Direttore commerciale Cristian Ferrari ha deciso che non ci sarebbe stato modo migliore di raccontare i nostri prodotti se non quello di accompagnarli a vedere “come si fanno”, osservando le fasi di lavorazione della varie divisioni i in azienda.

Ci siamo poi spostati nei nostri campi prova (che tutti ci invidiano), dove è possibile vedere e capire nel dettaglio come vengono realizzati 6 diversi tipi di impianto, nati per assolvere alle diverse e più disparate esigenze della clientela.

Infine, per attestare l’affidabilità e la serietà con la quale la nostra azienda realizza i propri prodotti, abbiamo mostrato le certificazioni di qualità aziendale (UNI EN ISO 9001:2000), di prodotto (Palo Klassic – certificato da DNV GL) e ambientale (certificazione EPD ottenuta dai Pali Klassic, Eko e Tekno Evo).

Nel pomeriggio siamo poi stati accolti da un nostro illustre cliente, il Sig. Gianluca Pasi, che ha testimoniato la propria soddisfazione circa il nostro operato ed ha mostrato con orgoglio quanto belli, funzionali e innovati siano i nostri impianti.

Conclusa la visita, non possiamo che ringraziare i nostri ospiti per aver scelto di scoprire fino in fondo la qualità del nostro lavoro, con la certezza che porteranno una testimonianza positiva e costruttiva nel loro paese.

POLACCHI

News in Agricoltura

 

Batteriosi dell’actinidia, convivere si può!

In calo le segnalazione di piante infette, ma la malattia è ancora presente: vietato abbassare la guardia

L’annus horribilis dell’actinidia è il 2008, con l’individuazione in Italia di Pseudomonas syringae pv actinidiae. Da allora passi in avanti ne sono stati fatti, anche sul fronte della ricerca e della conoscenza.

La paura è quindi passata e la fiducia è tanta. Ma siamo veramente fuori dall’emergenza? Probabilmente no, ma con la batteriosi ci si può convivere.

Dal 2010 ad oggi sono stati estirpati circa 210 ettari di actinidia in Emilia-Romagna, il picco nel 2013 con circa 100 ettari, mentre nel 2014 sono stati poco più di 50 ettari.

Questo significa che rispetto ai primi anni la situazione è migliorata. Ma non abbassiamo la guardia, perché la malattia è ancora presente nei frutteti.

KIWI 3   KIWI 2

Grazie al lavoro svolto, alla prevenzione, alle scelte agronomiche ed alle condizioni ambientali in questo momento il livello batterico si mantiene basso.

Non dimentichiamo che l’estirpazione di varietà molto sensibili come l’Hort16A e la contemporanea sostituzione con varietà più tolleranti ha fatto il resto. Dopo anni di fuggi fuggi, gli agricoltori ricominciano a piantare actinidia.

Novità sul fronte difesa?
Sul fronte difesa non ci sono novità. Il rame rimane la base. Interessante è il comportamento del Bion® WG 50, che però rimane autorizzato eccezionalmente su actinidia solo per brevi periodi: nel 2015 dal 9 marzo al 7 luglio. Due parole sui concimi a potenziale azione batterica: non sono prodotti fitosanitari per si è scelto di non inserirli nel disciplinare di lotta alla batteriosi.
Quindi continua ad esserci un problema di autorizzazioni: anche quest’anno si è chiesto, come gli anni passati, deroghe d’impiego per rame e Bion. Ma questa non può essere la soluzione, perché anche un piccolo ritardo nella risposta da parte delle istituzioni renderebbe difficile la gestione della malattia. E’ necessario fare qualche cosa su questo fronte.
Non dimentichiamo che la lotta alla Psa potrebbe cambiare. Il possibile limite dell’uso del rame potrebbe ridursi anche nella lotta integrata, rimescolando le carte. Bisogna quindi pensare ad un’alternativa, soprattutto nel periodo autunnale. Altro aspetto critico è l’introduzione di nuove varietà, come il kiwi rosso, ma non si conosce quale sia il loro livello di tolleranza o suscettibilità rispetto alla Psa”.

Convivere si può
Tra l’actinidia e la Psa c’è quindi aria di “buona convivenza”adottando buone pratiche agronomiche che ne limitano lo sviluppo e la manifestazione dei sintomi.
“La situazione negli ultimi anni è decisamente migliorata - spiega Marco Scortichini, batteriologo e direttore dell’Unità di ricerca per la frutticoltura di Caserta. Non possiamo però dire che la malattia sia stata debellata, ma sicuramente siamo in grado di conviverci. La ricerca ha permesso di aumentarne la conoscenza e questo ha agevolato.
Un fattore importante per lo sviluppo del batterio è sicuramente la presenza di inverni freddi con gelate. Una situazione fuori dal nostro controllo ma che creano le condizioni favorevoli per Psa, sia dirette che indirette. Le tecniche agronomiche messe a punto in questi anni ci permettono di andare avanti. Manca però uno studio vero e proprio sull’individuazione delle varietà resistenti. Ne abbiamo alcune tolleranti, ad esempio la G3 che ha sostituito Hort16A. Ma non basta, dobbiamo fare di più.

Ma dove va la ricerca sul fronte della difesa? “Per prima cosa si sta guardando all’attività antimicrobica dei chitosani nei confronti di patogeni fungini e batterici delle colture agrarie. I risultati di laboratorio sono stati positivi ed anche le prime valutazioni in campo hanno dato risultati incoraggianti. Altro fronte è quello dei biostimolanti utili e degli induttori di resistenza. Tutte queste attività vanno incontro alla crescente esigenza dei consumatori e dei produttori di ridurre l’impatto ambientale e quello sulla salute.
Proprio per seguire questa indicazione stanno crescendo anche gli impianti protetti, iniziati qualche anno fa in
via sperimentale. Essi impediscono al batterio di essere veicolato attraverso la pioggia e il vento e riducono il rischio di abbassamenti termici.

Una lotta continua che vede i nostri imprenditori agricoli messi al muro da questa batteriosi difficile da sconfiggere e da debellare, con la quale sono solo costretti a convivere sperando che le piantagioni resistano in attesa della cura definitiva.

Qui altre news sul kiwi: il Prof. Costa ci parla della lotta alla batteriosi