Newsletter Marzo 2017

Newsletter Marzo 2017

INSIDE VALENTE #3

 

Gli Ancoraggi ed i fissaggi ai pali

“LA TEORIA SENZA PRATICA È INUTILE, LA PRATICA SENZA TEORIA È DANNOSA”.
(Confucio)

Bentornati nella nostra rubrica tecnica INSIDE VALENTE, dove condividiamo con voi le basi del nostro know how e vi diamo le informazioni utili a conoscere, comprendere ed utilizzare correttamente i nostri materiali ed i nostri impianti.

Nell’appuntamento precedente abbiamo analizzato l’elemento principale costituente le strutture: il palo.
In questa puntata ci concentreremo su di un altro elemento, meno visibile, ma altrettanto fondamentale per garantire la stabilità della struttura: l’ancoraggio.
Per la precisione dovremmo chiamarlo “sistema di ancoraggio”, dato che è l’insieme degli elementi necessari a costituire il fissaggio a terra della nostra tensostruttura.

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Perché è di tensostrutture che stiamo parlando, ricordate?

E sicuramente ricorderete anche che tali opere possono essere realizzate solamente se ci sono degli adeguati ancoraggi a terra che servono ad agganciare il sistema di fili e funi che, una volta posti in tensione, garantiranno solidità e stabilità.

Questo punto è estremamente delicato; se non realizzato come da manuale può essere la causa dei cedimenti che, nella maggior parte dei casi, porta al ribaltamento e alla distruzione del vostro vigneto o frutteto.

Allora come fare? Quali sono le regole da seguire?

Dovendo realizzare un punto fermo nel terreno, non ci resta che infiggere un elemento nello stesso, assicurandosi che l’estremità superficiale abbia un occhiello dove agganciarsi.
Ma a monte di tutto questo dobbiamo considerare un elemento fondamentale che troppo spesso tralasciamo: che tipo di terreno abbiamo?

La resistenza dell’ancoraggio è infatti data dalla forma dello stesso, dai materiali con cui è costituito, dalla profondità di posa ma anche da quanta resistenza naturale ha il terreno.
Il valore è facilmente recuperabile se facciamo un’analisi e richiediamo che venga valorizzato il Sigma, ovvero la resistenza a compressione che il terreno ha e che viene espressa in N/mm2. 

Questo calcolo è estremamente complesso ed anche in letteratura tecnica esistono diverse scuole di pensiero, per tale ragione il valore definito “Carico di Esercizio” di un terreno, in via cautelativa, viene ridotto con un apposito coefficiente introdotto dalla normativa vigente, proprio per tener conto di questa aleatorietà della calcolazione.

Il terreno deve comunque intendersi come una stratificazioni di più elementi, un qualcosa di molto simile ad una torta, con vari strati che spesso si contagiano tra di loro nel passaggio da uno strato all’altro, la cui somma offre la portanza in un determinato strato.

Sulla base di queste considerazioni è facile capire che definire numericamente un terreno diventa estremamente complesso ed in alcuni casi anche approssimativo.
Per offrire un semplificazione possiamo dividere i terreni in due categorie:

  • Coesivi – tipo argille
  • Non coesivi – tipo sabbie

Nel primo caso parliamo di un terreno molto simile ad una pasta che è facilmente modellabile, nel secondo caso invece si parla di un terreno in granuli che quindi difficilmente mantiene compattezza se lavorato.

Da questa prima differenziazione emergono poi tutta una serie di fattori che saccentemente valutati offrono un valore di portanza:

  • Resistenza meccanica
  • Storia geologica
  • Profondità di posa
  • Tipo di fondazione
  • E altri…

Potendo stimare tutto questo per ogni singolo impianto potremmo dimensionare puntualmente gli ancoraggi, ma per oggettiva difficoltà di reperimento dei dati da parte dell’agricoltore si è optato per definire degli Ancoraggi Standard, nati da attente valutazioni sulle principali tipologie geologiche riscontrabili in campi soggetti a coltivazione (qualità dei terreni, lavorazione del terreno, zone in di installazione) prendendo, come in normativa, dei coefficienti di sicurezza atti a garantire delle resistenze alla estrazione di almeno

  • kg 4900 per quelli usati nelle coperture
  • kg 2500 per quelli usati nei gli impianti senza coperture.

Tali valori sono stati testati e certificati attraverso prove di tenuta fatte dall’Università di Padova.

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Come già discusso, la natura dei terreni può variare molto, si passa infatti da aree completamente sabbiose, ad argillose, oppure ghiaiose.

Sarà allora necessario utilizzare prodotti che possano essere infissi nei diversi tipi di terreno, con rapidità e con certezza di tenuta.
Esistono perciò gli ancoraggi ad “elica”, adatti ai terreni privi di scheletro o roccia, oppure gli ancoraggi prefabbricati (composti da piastra, asta e fermo), utilizzabili nei terreni con presenza di ghiaia o scheletro particolarmente tenace.

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In funzione del tipo di terreno, tipo di struttura e dimensioni dell’impianto, si possono quindi trovare diverse tipologie di ancoraggio; ognuna ha un suo preciso utilizzo e l’errore fondamentale è pensare che siano tutti adatti agli stessi scopi.

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Molte volte i dettagli fanno una grandissima differenza, ma troppo spesso vengono sottovalutati o non considerati; a questo proposito vi vogliamo dare alcune indicazioni utili per fare la scelta giusta.

ANCORAGGI AD ELICA 

Tali ancoraggi sono costituiti da un’asta su cui viene saldato un piatto (rotondo od esagonale) tagliato e piegato in modo da simulare la forma ad elica.

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Tale piatto, se non sagomato adeguatamente non farà nessun effetto elica, ovvero ruotandola non “morderà” il terreno avvitandosi completamente ma girerà a vuoto inutile. Nelle eliche utilizzate per le coperture, normalmente vengono usate delle aste molto spesse con l’idea che questo aumenti la resistenza.

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In realtà, il diametro dell’asta serve solamente per avere la giusta rigidità e trasmettere completamente la torsione della macchina avvitatrice, consentendo l’infissione dell’elica nel terreno. Dal punto di vista della tenuta a trazione è sufficiente un diametro molto inferiore, tanto è vero che negli ancoraggi prefabbricati viene usata un’asta da mm 14 perchè non c’è nessuna necessità di avvitare.

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Un piccolo ma sostanziale accorgimento, che utilizziamo solo noi, è quello di avere il piatto dell’elica con il   bordo     tagliente anziché piano. Questo facilita   moltissimo l’infissione, sollecitando molto meno l’asta e il punto di saldatura tra asta e piastra stessa.

Di seguito alleghiamo una Tabella riassuntiva d’uso relativa ad alcuni prodotti.

Tipo ancoraggio  Dimensioni  VIGNETO  FRUTTETO  COPERTURE  LUNG. FILARI
 elica   800-12-140  SI  SI  NO  80 mt
 elica 1000-12-140  SI  SI  NO  150 mt
 elica 1000-14-180  SI  SI  NO  200 mt
 elica 1200-14-180  SI  SI  NO  250 mt
 elica 1500-26-300  NO  NO  SI  400 mt
 elica 1500-26-400  NO  NO  SI  400 mt

 

 ANCORAGGI PREFABBRICATI 

Sono costituiti da una piastra in cemento prefabbricata, un’asta in acciaio (occhiellata ad una estremità e piegata nell’altra) ed un fermo.

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Prima di inserire l’ancoraggio nel terreno dobbiamo comporlo mettendo insieme i tre elementi: l’asta viene infilata nel foro centrale della piastra e, per impedirne lo sfilamento, si usa il fermo che va inserito nella parte piegata.

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Un altro accorgimento, che utilizziamo solo noi, è quello di saldare la parte piegata realizzando un occhiello chiuso, in modo da aumentarne la resistenza a trazione.

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L’asta ha un diametro di 14 mm, nettamente più piccolo rispetto alla cugina elica (il perché è descritto sopra) ma più che sufficiente per la tenuta richiesta.

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Di seguito alleghiamo una Tabella riassuntiva d’uso di alcune combinazioni.

 Tipo ancoraggio  Dimensioni
asta/piastra
 VIGNETO  FRUTTETO  COPERTURE  LUNG. FILARI
 prefabbricato 12-1000/300  SI  SI  NO  150 mt
 prefabbricato 12-1200/300  SI  SI  NO  300 mt
 prefabbricato 14-1200/400  SI  SI  NO  300 mt
 prefabbricato 14-1500/400  SI  SI  SI  400 mt
 prefabbricato 14-1700/400  NO  NO  SI  400 mt

 

Altro punto fondamentale è determinare la giusta distanza tra l’ancoraggio ed il palo che deve essere collegato. La regola che “più lontano lo metti meglio è” è vera, ma vediamo perché.

Per capire questo fenomeno dobbiamo ricorrere a qualche schema di trigonometria:

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H = 4.00 m

X = 2.00 m

Angolo = 63°

 

 

Nello schema sopra abbiamo riportato un palo di altezza 4.00 m, un ancoraggio ad una distanza di 2.00 m e quindi un angolo con il terreno di 63°.

Ipotizziamo di sollecitare il sistema con una forza casuale di 100 Kg che applichiamo in sommità.

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Carico Applicato 100Kg

 

 

 

 

La forza cosi applicata diventerà una trazione verso l’alto (V) calcolabile come:

V= Forza Applicata * H (altezza)/ X(distanza palo/ancora) = 100*4/2 = 200 Kg

Per effetto della scomposizione avremo che la forza orizzontale di 100 Kg risulta doppia sull’elica.

Facilmente quindi riusciamo a verificare che più lontano poniamo l’ancorante minore sarà l’angolo alfa e quindi otterremo una riduzione della componete di trazione verticale sull’ancora.

Pensiamo ad esempio di porre l’ancorante a 4.00 m dall’ultimo palo, invece che 2.00 m come nel precedente esempio.

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H = 4.00 m

X = 4.00 m

Angolo = 45°

 

 

 

Si ottiene un angolo di 45° e pertanto utilizzando la medesima formula proposta prima si ha che:

V= Forza Applicata * H (altezza)/ X (distanza palo/ancora) = 100*4/4 = 100 Kg

In questo caso la forza è dimezzata rispetto alla casistica precedente. Purtroppo questo tema è troppo spesso sottovalutato e può essere fonte di problemi strutturali.

Alcune volte vi è un’oggettiva mancanza di spazio per realizzare un’opera perfetta, ma altre volte passa l’idea che è sufficiente che ci sia un ancoraggio per essere sicuri del risultato.

Bisogna invece valutare bene la cosa, informare adeguatamente il cliente e, se serve, trovare con lui il giusto compromesso che consenta comunque la realizzazione di una struttura sicura.

A solo titolo esemplificativo vi mostriamo uno schema di come ottimizzare lo spazio a disposizione.

 

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Di seguito alcune importanti indicazioni sulle distanze tra pali ed ancoraggi ritenute accettabili:

Vigneto (spalliera alta mt 2,00 fuori terra) mt 1,50
Frutteto (spalliera alta mt 3,50 fuori terra) mt 1,70
Copertura (altezza struttura fino mt 5,00 fuori terra) mt 2,00 sul palo di testata
Copertura (altezza struttura fino mt 5,00 fuori terra) mt 2,00 sul palo laterale

Se ricordate all’inizio abbiamo parlato di “sistema” di ancoraggio, proprio perché la stabilità della tensostruttura è garantita da più elementi: un ancoraggio ben infisso, posto alla corretta distanza e collegato con dei materiali idonei.

Pensare di collegare il palo con un ancoraggio usando del filo o della fune con alto allungamento equivale a NON avere un sistema di ancoraggio, perché il filo non sarà in grado di contrastare le sollecitazioni impresse dalle strutture.

Non essere in grado di fare un’adeguata ritesatura dell’impianto equivale a NON avere un sistema di ancoraggio, perché l’allentamento di fili e funi portano al venir meno della caratteristica peculiare delle tensostrutture, ovvero “TUTTO IN TENSIONE”.

Per quanto riguarda la descrizione di quali funi usare negli impianti vi rimandiamo alla prossima puntata, che tratterà nello specifico proprio di questo; per ora ci permettiamo solo di soffermarci un momento su di un articolo importantissimo, di nostra invenzione, che è diventato strumento indispensabile per la realizzazione delle strutture: il SUPERGANCIO VA.PA.

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Questo geniale articolo svolge da solo tre fondamentali funzioni:

1 – connette la tensostruttura agli ancoraggi
2 – permette una rapida posa in opera delle funi
3 – permette una rapida e sicura manutenzione dell’impianto in fase di ritensatura

Pensare di costruire, oggi, un impianto senza tale articolo significa complicarsi la vita a partire dalla fase di installazione dell’impianto.

Il Supergancio VA.PA. è costituito da un corpo realizzato in acciaio ricoperto dalla protezione EVOLUZINC (la stessa utilizzata per i pali di metallo) ed è dotato di 1, 2 o 3 tirafilo a seconda della posizione in cui viene usato.

La rapidità di installazione dell’impianto consente di ridurre di 1/3 i tempi di posa e tesatura delle funi d’impianto e, in fase di manutenzione, riduce i tempi di lavoro di dieci volte!!!

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Anche per questa puntata è tutto. Arrivederci al prossimo appuntamento, dove parleremo in maniera approfondita di fili e funi.

 

Case History

Dal Pane Vivai

Cari amici, in questa prima Newsletter del 2017 abbiamo deciso di intervistare il sig. Giampaolo Dal Pane, produttore di kiwi e grande innovatore, così ci piace definirlo.

Non solo per le sue intuizioni ma anche per il suo spirito imprenditoriale: un vero stacanovista del settore assieme al fratello Maurizio!

Dal Pane Vivai è un’azienda agricola leader nella produzione delle più importanti varietà di piante di actinidia nonché di pesche nettarine.

Di seguito l’intervista: leggetela fino in fondo perché è una storia fatta di passione e di grande capacità imprenditoriale!

 Quando è nata la sua azienda? 

“L’azienda vivaistica Dal Pane Vivai è nata oltre 30 anni fa dall’iniziativa di mio Fratello, Maurizio Dal Pane, uomo molto appassionato di frutticultura.

La nascita del nostro vivaio è coincisa con il boom del kiwi, specie a cui Dal Pane Vivai deve la sua importante espansione che negli anni si è ingrandita sempre più fino ad arrivare in Cile, Argentina, Uruguay e Nuova Zelanda.

Nel 2001 abbiamo creato la Summerfruit per poter studiare e sviluppare le nuove varietà di actinidia che si stavano affacciando sul mercato.

Da Gennaio 2016 abbiamo infine fondato il Consorzio Dori’ Europe che raggruppa alcuni tra i player più importanti a livello Europeo e non solo.”

 Qual è la dimensione della sua azienda e cosa produce? 

“Le attività dell’azienda consistono nel produrre piante e frutta in diversi siti produttivi.

I nostri impianti sono completi, tutti costruiti con materiali Valente, dai pali ed accessori alle reti e teli, per produrre piante di actinidia protette dagli agenti esterni e dagli insetti e mantenerle al riparo dalle malattie!

Abbiamo un sito a Gazzo Veronese(VR) di 2 Ha, uno di 5 Ha a Santa Cristina e Bissone (PV) ed un’azienda impiantata a kiwi giallo e verde a Campoverde di latina (LT).

Diamo lavoro a 25 dipendenti per un fatturato complessivo di circa 5 milioni.”

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 Da quanto tempo è cliente della Valente? 

“Siamo clienti della Valente da oltre 20 anni. Gli acquisti più importanti li abbiamo effettuatati tra il 2004 e il 2008 quando abbiamo messo in opera diversi impianti di kiwi.”

 Ricorda come ci ha conosciuto? 

“Sono quasi certo che il primo approccio con Valente lo abbiamo avuto circa 20 anni fa alla fiera di Verona.”

 Perché ci ha scelto? 

“La scelta si è basata sulla fiducia nell’azienda e nella persona. Con Alessandro Valente si è, a mio avviso, stabilito da subito un grande feeling che ci ha portato a collaborare anche per studiare insieme i prodotti da realizzare.

Avere tanti produttori che impiantano kiwi è importante, ma è necessario aiutarli a scegliere i prodotti migliori e consigliarli sulle innovazioni. Credo che la Valente in questo sia in una buona posizione, per non dire in pole position!”

 Che cosa ha acquistato dalla Valente? 

“Da Valente abbiamo sempre acquistato tutto il materiale necessario per realizzare gli impianti completi: dai pali alle coperture fino a tutti gli accessori per ultimare il lavoro, considerando che la gamma dei prodotti di cui l’azienda dispone è davvero molto ampia.”

 Quale esigenza aveva e/o quale problema ha risolto per lei Valente? 

“Adesso stiamo lavorando a fondo nella creazione di uno standard di impianto coperto con telo anti-pioggia Valente che possa essere utile per la copertura di kiwi a polpa gialla e a polpa rossa e che possa garantire tranquillità al produttore.

E’ ormai risaputo che le piante che non si bagnano hanno il 90% di probabilità in meno di ammalarsi rispetto a quelle che subiscono la pioggia.

Inoltre, grazie al reparto di ricerca e sviluppo della Valente, abbiamo progettato un particolare braccetto per sostenere le piante di kiwi Dorì, la varietà che abbiamo sperimentato e inventato.

Questo braccetto ha una nuova forma, meno curva rispetto ai braccetto più tradizionali, con 4 postazioni per il filo che garantiscono un migliore appoggio dei rami della pianta.

E’ stato un tale successo che ormai anche nei corridoi dell’azienda Valente viene chiamato BRACCETTO DAL PANE!”

 Quali sono secondo lei i punti forti di Valente? 

“Disponibilità, Affidabilità, Innovazione!”

Grazie al Sig. Giampaolo per averci concesso di pubblicare la sua testimonianza che ci fa capire come siate proprio voi clienti, con il vostro prezioso apporto, a permetterci di crescere e di migliorare continuamente i nostri prodotti.

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Novità in Valente

 

La carica dei 108…non solo contro la grandine! Utile visita di 108 agricoltori.

Grazie al nostro partner di fiducia, il Consorzio Agrario Adriatico, siamo riusciti ad organizzare una giornata magnifica mettendo insieme 108 visitatori composti da agricoltori, tecnici e periti agrari che fremevano dalla voglia di vedere le nostre ultime creazioni: GLI IMPIANTI MULTI-FUNZIONALI VALENTE.

Durante la giornata abbiamo illustrato loro le più moderne soluzioni che è possibile realizzare per la protezione di impianti da frutta.

Oggi siamo infatti in grado, grazie all’esperienza del nostro reparto tecnico, di coprire un impianto di frutta non solo dalla grandine ma anche dal sole, dalla pioggia e dagli insetti.

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Come ogni agricoltore ben sa, purtroppo non sempre i trattamenti sono efficaci; ecco perché le nostre strutture vi possono aiutare a risolvere un problema con il quale vi scontrate quotidianamente e a causa del quale ogni anno rischiate di perdere migliaia di euro di raccolto.

Da oggi in poi tutto potrebbe cambiare perché le nostre soluzioni tecniche, sia per frutteti che per vigneti, sono state studiate proprio per aiutarvi a risolvere definitivamente il problema.

Non ne siete convinti finché non toccate con mano? Allora non dovete fare altro che chiamare in azienda  o cliccare su questo link per prenotate la vostra visita senza nessun impegno; saremo lieti di darvi le risposte che cercate!

La carica dei 108 e il nostro partner, Consorzio Agrario Adriatico, l’hanno già fatto e ne sono rimasti entusiasti; ora tocca a voi!

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News in Agricoltura

 

Tra spazi di socializzazione e high-tech, Coop apre il suo supermercato del futuro

Expo Milano 2015 era stato per Coop l’occasione per svelare e testare il supermercato del futuro, che all’epoca era ancora un concept ma che oggi è qualcosa di reale.

Ha infatti aperto i battenti il primo supermercato del futuro di Coop, all’interno del Bicocca Village di Milano. Il nuovo centro è frutto della collaborazione fra Coop Italia, Coop Lombardia e Consorzio Nord Ovest e riprende la tecnologia sviluppata e brevettata da Carlo Ratti Associati a Expo Milano 2015.

In concreto parliamo di una superficie di circa mille mq, dei quali 200 sono per un’area di ristorazione e bar mentre i restanti 800 mq sono destinati all’area di vendita vera e propria.

Le differenze tra un punto vendita tradizionale ci sono e si vedono. Da un lato i materiali usati e le corsie più distanziate creano un ambiente più caldo rispetto ai negozi a cui siamo abituati.

“Non vogliamo che questo sia soltanto un luogo d’acquisto, ma un luogo di socializzazione“, spiega il presidente di Coop Italia, Marco Pedroni.

Insomma, l’idea è stata quella di non costruire un supermercato da cui i clienti volessero uscire il prima possibile, e in questo la location non è casuale. Nella struttura troviamo il secondo più grande cinema d’Italia, punti ristoro ed una palestra da migliaia di ingressi all’anno.

Tra studenti (la Bicocca è a due passi), uffici e attività dei dintorni, di qui passano ogni anno decine di migliaia di persone e, più che per esigenze di shopping, lo fanno per trascorrere i loro momenti ricreativi.

Il Bicocca Village è un luogo di svago e questo si traduce anche negli orari di apertura del nuovo negozio Coop: tutti i giorni dalle 10 in avanti. Di questo traffico all’interno del Village l’obiettivo di Coop è di calamitare nel supermercato del futuro duemila clienti al giorno.

Dall’altro lato c’è la tecnologia, che probabilmente è il plus del nuovo punto vendita: 54 monitor posti sui banchi dei freschi, ortofrutta compresa, sono in grado di presentare un’etichetta aumentata dei prodotti.

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Qui il semplice gesto della mano verso il prodotto consentirà di ottenere sugli schermi indicazioni che vanno al di là di quanto riportato in etichetta: origine delle materie prime, istruzioni per lo smaltimento, promozioni in corso e valori nutrizionali.

Ai tavoli interattivi si aggiungono 46 totem-touch dotati di scanner per visualizzare le informazioni di tutti i prodotti in vendita, indipendentemente dalla loro collocazione, in linea con le esigenze di un consumatore sempre più avveduto e consapevole.

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Sul fondo del punto vendita si trova inoltre il Data Viz, una serie di monitor che forma una parete di 20 metri di lunghezza e che in futuro rappresenterà in tempo reale i dati raccolti all’interno del punto vendita, come i prodotti con cui stanno interagendo i consumatori o la hit-list dei prodotti più venduti, ma anche dati e contenuti provenienti dalla community Coop.

In questi primi giorni d’apertura il videowall era utilizzato per proiettare contenuti visivi legati ai valori di Coop: sicurezza, eticità, convenienza

In vendita ci sono circa 6mila prodotti, con un posizionamento di prezzo in linea con quello degli altri punti vendita Coop. Per la maggior parte sono prodotti a marchio mentre tra i banchi del fresco prevale il self-service, tant’è che la struttura di vendita ha appena 13 dipendenti e pure le casse sono state sostituite in toto con postazioni di pagamento altamente automatizzate, in cui ognuno può procedere in autonomia.

Con l’apertura del supermercato del futuro a Milano “pensiamo – dice Pedroni – di essere in linea con ciò che i consumatori chiedono sempre di più a un punto vendita; convenienza e assortimento, certo, ma anche un’esperienza di acquisto completa, veloce e con modalità nuove ma in linea con i valori di sicurezza e trasparenza di Coop”.

Come rilevato di recente anche dal Rapporto Coop 2016, tra le caratteristiche dei consumatori di oggi spicca infatti una grande voglia di sperimentazione che premia chi nell’offerta propone le maggiori novità: i punti vendita considerati innovativi hanno registrato una performance superiore di 8 volte alla media del mercato.

Come detto, il supermercato del futuro è abbinato ad un’area di ristoro, lo spazio Fiorfood Cibo & Incontri, mentre tra i servizi gratuiti offerti troviamo anche il “Coop Drive” che dà la possibilità di ordinare la spesa on line e ritirarla dopo 2 ore in negozio nell’area dedicata al parcheggio, senza scendere dalla propria auto.

I nostri prodotti ortofrutticoli verranno venduti nei supermercati del futuro! Che ne pensate?