Newsletter Giugno 2017

Newsletter Giugno 2017

 

INSIDE VALENTE #4

I Fili e le Funi

“LA TEORIA SENZA PRATICA È INUTILE, LA PRATICA SENZA TEORIA È DANNOSA”.
(Confucio)

Bentornati nella nostra rubrica tecnica INSIDE VALENTE, dove condividiamo con voi le basi del nostro know how e vi diamo le informazioni utili a conoscere, comprendere ed utilizzare correttamente i nostri materiali ed i nostri impianti.

Negli appuntamenti precedente abbiamo analizzato gli elementi principali costituenti le strutture, ovvero il palo e i sistemi di ancoraggio, mentre adesso ci concentreremo sugli altri elementi importanti: i fili e le funi.

Come ormai avrete capito, le tensostrutture sono un insieme di elementi diversi che, dimensionati ed installati correttamente, sono in grado di reggere pesi e sollecitazioni importanti.

Uno di questi elementi è rappresentato dai fili e le funi che fungono da connessione tra palo ed ancoraggio e sono il collegamento longitudinale e trasversale dei pali, in modo da creare la struttura su cui poggiare le reti protettive oppure i teli antipioggia.

Nella puntata precedente abbiamo parlato di “sistema” di ancoraggio, proprio perché la stabilità della tensostruttura deve essere garantita da un ancoraggio ben infisso e posto alla corretta distanza, ma anche collegato con dei materiali idonei.

Pensare di collegare il palo con un ancoraggio usando del filo o della fune con alto allungamento equivale a NON avere un sistema di ancoraggio, perché il filo non sarà in grado di contrastare le sollecitazioni impresse dalle strutture.

Non essere in grado di operare un’adeguata ritesatura dell’impianto equivale a NON avere un sistema di ancoraggio, perché l’allentamento di fili e funi portano al venir meno della caratteristica peculiare delle tensostrutture, ovvero TUTTO IN TENSIONE.

Ma quale filo e quale fune usare?

Questa domanda ci apre ad un mondo di conoscenza che spesso non viene adeguatamente trasferita, generando più confusione che chiarezza.

Per realizzare i fili e le funi dobbiamo usare un materiale con delle ottime caratteristiche di resistenza ed elasticità, ma che deve essere protetto adeguatamente contro il fenomeno della corrosione: l’acciaio.

Caratteristiche meccaniche:
L’acciaio è considerato uno dei migliori prodotti per la realizzazione degli impianti moderni, grazie alle caratteristiche intrinseche di elasticità e leggerezza proprie di questo materiale.

Acciaio, in verità, è il nome dato ad una lega di ferro e carbonio, quest’ultimo in percentuale non superiore al 2,11%. Sopra questa percentuale le proprietà del materiale cambiano e la lega assume la denominazione di ghisa.

Oltre al carbonio, possono essere presenti ulteriori elementi alliganti come il rame, il silicio, il piombo, il manganese, ecc..

In base al tasso di carbonio contenuto, gli acciai si dividono in:
EXTRA DOLCI: carbonio compreso tra lo 0,05% e lo 0,15%
SEMIDOLCI: carbonio compreso tra lo 0,15% e lo 0,25%
DOLCI: carbonio compreso tra lo 0,25% e lo 0,40%
SEMIDURI: carbonio tra lo 0,40% e lo 0,46%
DURI: carbonio tra lo 0,60% e lo 0,70%
DURISSIMI: carbonio tra lo 0,70% e lo 0,80%
EXTRADURI: carbonio tra lo 0,80% e lo 0,85%

Minore è il tasso di carbonio, minori saranno la resistenza meccanica e la fragilità, mentre avremo elevati valori di duttilità e saldabilità del ferro.

Al variare del contenuto di carbonio nell’acciaio si modificano quindi alcuni parametri fisico-meccanici importanti.

Comprendiamo bene che la scelta della materia prima per realizzare fii e funi diventa determinante; abbiamo bisogno di materiali molto resistenti, con una elasticità elevata ma un basso allungamento.

Quando tesiamo un filo od una fune vogliamo che questa rimanga in tensione e che, se sollecitata, sia in grado di adattarsi agli sforzi che deve sostenere ma, una volta finito l’evento, ritorni nella posizione iniziale.

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Questo lo possiamo ottenere solo se usiamo un acciaio ad alto contenuto di carbonio (almeno 0,60%) con una percentuale di allungamento che non deve superare il 3-5%.

Quando usiamo acciai ad alto tenore di carbonio dobbiamo sapere che, a fronte di grande resistenza ed elasticità, abbiamo un materiale che mal sopporta le piegature o leggere incisioni, con il rischio di improvvise rotture quando si va a tesare.

Un’importante caratteristica che dobbiamo ricercare è quindi quella di avere un materiale che abbia anche grande resistenza a “fatica”, in modo da adattarsi bene alle operazioni di legatura e arrotolamento per il bloccaggio.

inside 2Deve inoltre essere conforme alla norma UNI EN 50189:2000, che ne regola i requisiti di flessibilità; secondo tale norma, il filo arrotolato attorno al suo diametro da 12 a 18 volte non deve presentare nessun tipo di lesione.

In passato si usavano fili molto malleabili, che potevano essere “arrotolati” direttamente sul palo grazie alla grande duttilità dell’acciaio con cui erano costituiti, ma a causa della forte “morbidezza” del prodotto si dovevano usare diametri molto grandi per avere anche un pò di resistenza.

La meccanizzazione delle operazioni colturali, le sollecitazioni alle avversità atmosferiche, l’introduzione di accessori per il fissaggio e la tesatura, hanno portato l’industria siderurgica a produrre materiali con acciai ad alta resistenza e basso allungamento, generando anche un sostanziale cambio di diametro del filo usato in considerazione delle nuove e migliori performances.

Il nostro speciale filo STRUKTURASTEEL ha le caratteristiche meccaniche ideali per gli utilizzi richiesti.

Nella seguente tabella sono indicati i diametri disponibili dei fili, le resistenze e lo sviluppo in mt x 1 kg di prodotto.

 

Diametro mm

Resistenza a rottura (kg)

Resistenza acciaio (N/mm2)

Sviluppo
mt x kg

Allungamento
max %

1,60

261

1270

63

5

1,80

330

1270

50

5

2,00

408

1270

40

5

2,20

493

1270

33

5

2,40

587

1270

28

5

2,70

743

1270

22

5

3,00

918

1270

18

5

3,50

1250

1270

13

5

4,00

1632

1270

10

5

 

Potete notare la varietà di diametri disponibili che vengono utilizzati specificamente in alcune parti dell’impianto, come meglio esplicitato nella tabella seguente:

 

VIGNETO

Diametro mm

Guyot-cordone speronato

Cordone libero

GDC

Pergola trentina

Tendone

1,60

Coppie di contenimento

-

-

-

Sostegno rami

1,80

irrigazione

irrigazione

irrigazione

Sostegno rami

Sostegno rami

2,00

-

-

-

-

-

2,20

-

-

-

-

-

2,40

portante

-

-

portante

-

2,70

-

-

-

-

portante

3,00

-

-

-

-

-

3,50

-

portante

portante

-

-

4,00

-

portante

portante

-

-

 

FRUTTETO

Diametro mm

Spindel

Superspindel

V-Y

Pergola

Tendone

1,60

-

-

-

-

-

1,80

Irrigazione e braccetti

Irrigazione

Irrigazione

Irrigazione

Irrigazione

2,00

-

-

-

-

-

2,20

portante

portante

-

-

Sostegno rami

2,40

-

-

portante

-

Sostegno rami

2,70

-

-

-

-

-

3,00

-

-

-

Sostegno rami

-

3,50

-

-

-

-

-

4,00

-

-

-

-

-

 

COPERTURE

Diametro mm

Grandine

Pioggia

Ombreggiante

1,60

-

-

-

1,80

-

-

-

2,00

-

-

-

2,20

-

-

-

2,40

-

-

-

2,70

-

-

-

3,00

-

-

-

3,50

-

-

-

4,00

colmo

colmo

colmo

L’altro elemento fondamentale è la fune, costituita da un insieme di fili avvolti attorno ad un asse fino a formare un corpo cilindrico, molto resistente ma anche molto flessibile.

inside 3

Per ottenere delle resistenze ancora più elevate di quelle viste nella tabella precedente, dovremmo realizzare dei fili con diametri molto grandi (8-10-12-14 mm di diametro) con il risultato di avere un prodotto anche totalmente rigido.

La fune è la brillante soluzione escogitata per ottenere resistenza e flessibilità, considerando che più fili mettiamo insieme più facile sarà maneggiarla.

Due esempii di formazione di funi:

inside 4inside 5

Attenzione però che più fili ci sono più questi saranno sottili, quindi soggetti ad usura precoce, con il risultato che premiando la maneggevolezza andremmo a sfilacciare maggiormente i fili che la compongono.

inside 6 inside 7

La soluzione, nel nostro caso, è quella di usare funi con formazione a 19 fili che garantiscono una perfetta tenuta e nessuna usura dei fili.

Le funi ideali

inside 8

La nostra fune ROPESTEEL ha le caratteristiche meccaniche ideali per gli utilizzi richiesti.
Nella tabella seguente sono indicati i diametri disponibili delle funi, le resistenze e lo sviluppo in mt x 1 kg di prodotto.

Diametro mm

Resistenza a rottura (kg)

Resistenza acciaio (N/mm2)

Sviluppo
mt x kg

Allungamento
max %

4,00

1250

1600

13,5

3

5,00

2160

1600

8,4

3

6,00

3100

1600

5,85

3

7,00

3800

1600

4,29

3

8,00

5300

1600

3,29

3

 

Nella tabella seguente vediamo il tipo di utilizzo:

VIGNETO

Diametro mm

Guyot-cordone speronato

Cordone libero

GDC

Pergola trentina

Tendone

4,00

ancoraggio

-

-

-

-

5,00

-

-

-

-

-

6,00

-

-

-

-

-

7,00

-

ancoraggio

ancoraggio

ancoraggio

ancoraggio

8,00

-

-

-

-

-

 

FRUTTETO

Diametro mm

Spindel

Superspindel

V-Y

Pergola

Tendone

4,00

ancoraggio

ancoraggio

-

-

-

5,00

-

-

-

-

-

6,00

-

-

ancoraggio

-

trasversale

7,00

-

-

-

ancoraggio

ancoraggio

8,00

-

-

-

-

-

 

COPERTURE

Diametro mm

Grandine

Pioggia

Ombreggiante

4,00

-

-

-

5,00

Trasversale

Trasversale

-

6,00

-

-

Trasversale

7,00

ancoraggio

Ancoraggio

ancoraggio

8,00

-

-

-

 

Protezione:

L’acciaio, come abbiamo visto, ha ottime caratteristiche di resistenza meccanica ma ha scarsa resistenza agli agenti atmosferici (aria e acqua) ed ha quindi bisogno di essere adeguatamente rivestito.

Tralasciando la possibilità di proteggere l’acciaio attraverso una speciale lega di più elementi costituenti (inox), per combattere l’ossidazione si usa rivestire superficialmente il metallo con un materiale protettivo che, in questo caso, è lo zinco.

Per applicare lo strato di rivestimento viene utilizzata la tecnica della zincatura a caldo in continuo, un processo dove il filo, scorrendo senza soluzione di continuità dentro una vasca di zinco bollente (450°), viene rivestito da uno strato di metallo liquido. Più lo strato è spesso, più protezione dall’ossidazione otteniamo.

La quantità di zinco che possiamo applicare sulla superficie metallica è variabile in funzione del risultato finale che vogliamo ottenere (viene comunque normato con precisione nelle UNI EN 10042 e UNI EN 10147).

La cosa importante da sapere è che la zincatura dei fili viene suddivisa in “classi”, riportate in maniera dettagliata nella tabella allegata.

inside 9

L’evoluzione della protezione degli acciai ha generato delle nuove leghe, composte di zinco ma con l’aggiunta di altri metalli che ne aumentano la capacità protettiva pur con spessori di rivestimento minori.

La più nota è la lega in zinco-alluminio che, entrata in utilizzo ormai molti anni fa, ha una sua tabella specifica con le relative classificazioni.

inside 10

Il nostro filo STRUKTURASTEEL è rivestito dalla lega in zinco-alluminio mentre la fune ROPESTEEL è rivestita in zinco; entrambi vengono forniti in classe A di rivestimento.

In conclusione, la scelta dei fili e delle funi non può essere operata con leggerezza o addirittura in maniera casuale perché le variabili in gioco, e di conseguenza il risultato finale, sono troppo elevate, rischiando di vanificare tutta la progettazione e la futura affidabilità dell’impianto.

Le scelte devono ricadere su fili e funi ad alta resistenza meccanica (min 1300n/mm2) e basso allungamento (3-5% max), così da mantenere la giusta tensione d’impianto anche durante e dopo le sollecitazioni impresse dagli eventi atmosferici.

Inoltre, la protezione dei fili e delle funi deve essere effettuata con classi di zincatura importanti (l’ideale sarebbe la classe A), per resistere a lungo contro gli attacchi non solo dell’acqua e dell’aria, ma di tutti i prodotti antiparassitari e fertilizzanti che risultano aggressivi nei confronti dei metalli.

Un po’ di attenzione, ed il consiglio di persone veramente competenti e con molta esperienza nel settore, vi eviteranno spiacevoli sorprese.

A presto!!!

 

Case History

 

Azienda agricola Salera

In questa newsletter vogliamo parlarvi di un’azienda che conosciamo solo da pochi anni ma con la quale abbiamo instaurato una partnership così stretta che sembra legarci da decenni.

L’azienda è quella del Sig. Armando Salera ma l’intervista ci è stata rilasciata dalla Dott.ssa Silvia Gerevini, agronomo fidato dell’azienda .

Ecco cosa ci ha detto.

 Quando è nata la sua azienda? Qual è la sua dimensione e cosa produce? 

“L’azienda agricola Salera Armando nasce nel 2001 e gestisce una SAU di circa 85 Ha nel Comune di Corte dé Cortesi con Cignone (CR).

L’orientamento aziendale è quello cerealicolo, con produzione prevalente di mais da seme.

In questi anni l’azienda ha dimostrato elevata capacità imprenditoriale, sia nell’ambito della coltivazione che associando ad essa attività connesse quali la produzione di energia con la realizzazione di un impianto fotovoltaico.

Inoltre dal 2015 ha diversificato ulteriormente il proprio orientamento produttivo introducendo la coltivazione di actinidia su una superficie di 10 Ha.

Nel contesto agricolo Cremonese l’introduzione delle coltivazioni di actinidia costituisce sicuramente una scelta innovativa.

Questa nuova produzione viene interamente conferita al Consorzio Frutteto S.p.A. Consortile, il quale ha indirizzato l’azienda sulla scelta della varietà (fornendo direttamente le piante) e sulle modalità di realizzo dell’impianto stesso.

Oltre a fornire assistenza tecnica in fase di impianto e durante l’intero ciclo produttivo.”

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 Da quanto tempo è cliente della Valente? 

“L’azienda ha conosciuto la ditta Valente nel 2014, anno in cui si è orientata verso la realizzazione del nuovo impianto di kiwi giallo.”

 Ricorda come ci ha conosciuto? 

“Una volta presi i primi contatti con il Consorzio Frutteto per la realizzazione dell’impianto di kiwi giallo varietà Jintao e raccolto le prime informazioni su come realizzare l’impianto, l’azienda ha iniziato a valutare i diversi fornitori e impiantisti e, dopo i primi contatti con l’agente di zona, ha scelto di realizzare l’impianto con il materiale Valente.”

 Perché ci ha scelto? 

“Sicuramente per l’affidabilità dell’azienda e la qualità del materiale; inoltre mi piaceva l’impianto della tipologia Sikuro, sia per la sua affidabilità nel tempo che per le scelte progettuali all’avanguardia.

 Che cosa ha acquistato dalla Valente? 

“L’Impianto Sikuro e la garanzia che ne deriva.”

 Quale esigenza aveva e/o quale problema ha risolto per lei Valente? 

“Volevo un impianto che potesse darmi una garanzia di affidabilità duratura nel tempo, innovativo e di facile manutenzione, tutte caratteristiche che ho visto nell’impianto Valente.

Non posso negare che non ci siano stati problemi nella fase di realizzazione dell’impianto, ma posso sicuramente dire che l’azienda Valente ha dimostrato, e sta continuando a dimostrare, la volontà di risolverli, cercando in tutti i modi di raggiungere la soddisfazione del cliente.

Questo aspetto, a mio avviso, è fondamentale per un azienda di questo tipo.”

 Quali sono secondo lei i punti forti di Valente? 

“Chi sceglie Valente sceglie sicuramente la qualità dei materiali.”

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Novità in Valente

 

AGROFARMACIA Srl, il primo VALENTE POINT del Piemonte.

E’ con estremo piacere che diamo spazio ad una nuovissima realtà del Nord ovest che ha deciso di condividere con Valente un percorso di professionalità nel mondo della frutticultura.

Stiamo parlando di AGROFARMACIA srl, un’azienda che nasce a gennaio del 2014 e, pur essendo giovane, si pone sul mercato come punto di riferimento per le aziende agricole a cavallo fra le province di Cuneo e Torino nell’areale di Barge.

AGROFARMACIA srl offre un adeguato supporto tecnico fornendo materiale nutrizionale e di difesa per favorire il miglior rendimento delle coltivazioni; l’esperienza maturata precedentemente e le collaborazioni con selezionate aziende produttrici leader del settore, garantiscono una completa e sempre aggiornata gamma di prodotti di qualità.

E proprio in quest’ottica è nata la collaborazione in esclusiva per il settore impiantistica con la VALENTE, una collaborazione che trae origine nella ricerca dell’innovazione e della professionalità, valori che accomunano entrambe le aziende.

Piercarlo Bertolino e Giacomo Degregori sono gli artefici di questa bella realtà, coadiuvati da Luca e Laura, ed hanno deciso di dare vita al primo VALENTEPOINT del Piemonte, un punto dove sarà possibile trovare l’intera gamma dei prodotti VALENTE ed al quale far riferimento per la progettazione di impianti secondo i dettami dell’ingegneria applicata ai sistemi agricoli in tensostruttura.

Siamo certi che questa collaborazione permetterà al territorio piemontese di fare un bel passo in avanti per quanto riguarda le possibilità offerte agli agricoltori del comparto frutticolo, sempre più attenti a raggiungere obiettivi di eccellenza nella qualità di quanto coltivato.

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News in Agricoltura

 

Una panoramica sulla produzione di ortofrutta bio nella UE

Agricoltura biologica: uno scontro fra Davide e Golia?

L’area europea attualmente destinata alle produzioni ortofrutticole biologiche è relativamente piccola, se paragonata ad altri paesi; ma la domanda sta crescendo rapidamente, con molti agricoltori che optano per il bio.

Lo studio Eurostat “Facts and Figures on Organic Agriculture in the European Union”, pubblicato lo scorso gennaio, mostra la crescente espansione del settore nei paesi dell’Unione.

Nel 2015, la superficie destinata alla sola frutta fresca bio ha registrato 333.569 ettari, agrumi e vitigni esclusi.

L’area di coltivazione della frutta a guscio biologica tocca 190.580 ettari, gli agrumi sono a 42.186 e l’uva a 281.722 ettari.

Per quanto riguarda le verdure, secondo i numeri la superficie di coltivazione degli ortaggi biologici ammonta a 145.639 ettari.

Due terzi di quest’area, cioè 97.201 ettari, sono ubicati nei 15 Stati membri dell’UE, entrati prima del 2004. Il territorio rimanente (48.438 ettari) è attribuibile ai 13 stati dell’ex blocco comunista.

Sorprendente è il dato della Polonia – nazione compresa nel secondo gruppo – che da sola rappresenta praticamente tutto il totale: la sua area coltivata a verdure bio si estende infatti su 41.819 ettari.

Lontanissimi sono i dati di Italia e Francia, rispettivamente a 29.487 e 16.832 ettari. Anche nel 2013 la Polonia poteva dirsi leader per vastità di superficie agricola biologica, ma all’epoca la differenza con l’Italia, seconda in classifica, era notevolmente inferiore.

La fascia mediterranea di coltivazione di agrumi

Con i suoi 42.186 ettari, il settore della coltivazione biologica di agrumi in Europa è da ascriversi quasi tutto all’Italia, Spagna e Grecia, che fanno insieme 42.186 ettari.

L’area greca si è ridotta di un terzo fra il 2002 e il 2015 (da 1.856 a 1.295 ettari), con un recupero a 2.571 ettari nel 2006.

Ciò nonostante, la superficie greca appare un’inezia rispetto a quella spagnola (dai 1.159 ettari nel 2002 fino a 8.245 nel 2015), e all’Italia, che presenta l’estensione più vasta (18.868 ettari nel 2002 e 31.869 nel 2015).

Lotta titanica nel settore dell’uva
La maggior parte della produzione di uva biologica si svolge nei Paesi dell’UE-15, ma ricordiamo che Eurostat non differenzia uva da tavola e da vino.

La Spagna risulta il paese con la più grande coltivazione di uva bio; fino al 2006 la Francia ha primeggiato sulla Spagna ma successivamente quest’ultima è riuscita a ridurre il divario, vincendo la sfida.

 

Nel 2015 la Spagna ha registrato circa 96.591 ettari di superficie di uva, seguita da Italia (83.643 ettari) e Francia (70.496 ettari).

Il più grande produttore fra i paesi dell’ex blocco dell’Est è la Bulgaria, con 4.199 ettari. I primi tre hanno mostrato una significativa espansione annuale tra il 2002 e il 2015, di circa 1.334.000 ettari.

 

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