Newsletter Agosto 2017

Newsletter Agosto 2017

 

INSIDE VALENTE #5

LE RETI DI PROTEZIONE

“LA TEORIA SENZA PRATICA È INUTILE, LA PRATICA SENZA TEORIA È DANNOSA”.
(Confucio)

Bentornati nella nostra rubrica tecnica INSIDE VALENTE, dove condividiamo con voi le basi del nostro know how e vi diamo le informazioni utili a conoscere, comprendere ed utilizzare correttamente i nostri materiali ed i nostri impianti.

Siamo arrivati all’ultimo capitolo; negli appuntamenti precedenti abbiamo analizzato gli elementi principali che costituiscono la struttura, ovvero il palo, i sistemi di ancoraggio, i fili e le funi.

La struttura così creata dovrà poi sostenere le reti di protezione, le quali andranno a proteggere le piante contro una serie di diverse problematiche.

Parlare oggi di reti antigrandine è, infatti, semplicemente riduttivo, in quanto abbiamo bisogno di proteggerci non solo da grandine ma anche da vento, sole, freddo e insetti.

Le nostre amate reti antigrandine si sono così trasformate in più attuali reti polifunzionali.

Come sempre dobbiamo però definire cosa vuol direrete”, con che materiale la realizziamo, che tipo di durata ci si può aspettare, ecc..

Quando parliamo di rete, tendiamo a pensare ad un materiale intrecciato che va a costituire una sorta di contenitore forato per permettere di “trattenere” qualcosa e “lasciare andare” qualcos’altro.

Alcuni esempi possono essere le reti da pesca, le reti del calcio, le reti che contengono i limoni o le patate e così via.

Esistono quindi reti diverse per usi diversi; eccone alcune:

 

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Ma quella che viene usata per i nostri scopi è diversa, è tessuta a telaio piano e viene chiamata “a giro inglese”.

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Come potete vedere, si tratta di monofilo in polietilene che viene posizionato in trecce di fili parallele incrociate con un monofilo, il quale passa perpendicolarmente alle trecce in modo da formare dei fori rettangolari (di opportune dimensioni) in grado di bloccare la grandine, gli insetti, il vento, ecc..

 

Si usa il giro inglese, anziché altre tipologie costruttive, perché questo prodotto garantisce un rapporto di resistenza/costo ideale per l’utilizzo richiesto.

La rete a nodi, usata soprattutto per la pesca o per gli impianti sportivi, ha infatti costi di produzione troppo elevati, la rete “raschel” non garantisce l’indeformabilità della maglia e quindi può far passare grandine al suo interno, mentre la rete stampata non ha la flessibilità e la resistenza richiesta.

Tornando alla nostra rete, gli aspetti fondamentali da tenere a mente sono due: il materiale usato per il monofilo e la sua lavorazione.

MATERIALE

Il monofilo viene realizzato in polietilene 100% e prodotto attraverso l’estrusione del materiale che può essere realizzato in diametri differenti. Il materiale è sempre incolore (trasparente) ma, per proteggerlo dal deterioramento dei raggi UV, si aggiungono degli additivi stabilizzanti che hanno delle colorazioni tipiche e che, di fatto, vanno a colorare il monofilo.

Si possono avere colori differenti e i più usati sono nero, kristal, giallo e bianco.

Ma anche rosso, blu e verde.

 

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Il colore finale della rete influisce in maniera diversa sull’accrescimento delle piante e sulla maturazione dei frutti, perciò la scelta non può essere casuale ma deve ricadere su quei prodotti che maggiormente garantiscono (o che si avvicinino il più possibile) il risultato finale che l’agricoltore vuole ottenere.

Torneremo comunque più tardi a parlare del colore della rete; per il momento continuiamo invece a soffermarci sul materiale plastico per approfondire ulteriori parametri qualitativi.

La domanda che TUTTI fanno quando si parla di reti protettive è: ma che durata hanno le reti?

Purtroppo non esiste una risposta certa perché le situazioni di utilizzo sono le più disparate; possiamo però avere delle indicazioni importanti osservando la tabella di riferimento dell’effetto delle radiazioni solari sulla terra, che vengono valutate annualmente in KLangley (kLy/anno) e sono responsabili del deterioramento della plastica.

Tale tabella fa parte della norma UNI EN 13206 che definisce gli standard del film plastico in polietilene per serre.

 

 

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Come si vede chiaramente, le zone di colore rosso sono le più esposte mentre il colore azzurro rappresenta quelle meno esposte.

Ovviamente le zone di coltivazione sono mediamente collocate in aree di colore variabile tra il verde e l’arancione.

Ma cosa sono i kLangley?

Quando la luce è la variabile predominante per la degradazione dei materiali, la misura dell’irraggiamento artificiale e naturale riveste notevole importanza.

Una tegola montata in Norvegia subirà infatti un irraggiamento medio annuo molto diverso da quello che potrebbe subire, per esempio, in Arabia Saudita.

Esistono delle tabelle che riportano i dati di irraggiamento come MEDIE ANNUALI nelle diverse zone terrestri. Sottolineiamo MEDIE e ANNUALI, in quanto, “poiché non esiste più la mezza stagione”, ogni anno è in realtà diverso dagli altri.

A parte gli scherzi, la cosa migliore sarebbe riferirsi a dati misurati da stazioni meteorologiche locali, per conoscere l’irradianza effettiva misurata.

Per tornare alla domanda iniziale, i kLangley sono un’unità di misura internazionale utilizzata per misurare la radiazione solare e corrispondono a 1 kcaloria/cm2.

Poichè 1cal=4,18 Joule, 1 kLangley=41,8 MJoule/m2.

In realtà, per dare una misura di irradianza in un determinato punto della terra (esempio: Milano) si usano i kLangley/anno.

1 kLangley/anno corrisponde a 1,33 Watt/m2.

Nella pratica è più semplice: a Milano arrivano mediamente 120 kLangley/anno, in Norvegia circa 70 kLangley/anno e in Arabia Saudita quasi 200 kLangley/anno, misurati su tutto lo spettro solare da 290 nm a 3000 nm.

Ecco che abbiamo un’idea di cosa stiamo misurando: in Arabia la nostra tegola subirà un irraggiamento in un anno corrispondente a quello di quasi 3 anni in Norvegia. Sempre MEDIAMENTE, naturalmente.

Le nostre reti cominciano ad avere, tra i parametri tecnici, anche le indicazioni dei kLy di resistenza prima che avvenga il deterioramento irreversibile del polietilene.

Tali indicazioni aiutano ad avere una stima orientativa (e mai tassativa) sulla durata del materiale.

 

 

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Torniamo ora al colore della rete.

Da sempre il polietilene usato per la rete è di colore nero, grazie all’additivo (carbon black) che viene inserito in fase di produzione del monofilo.

Questo materiale è ancora il miglior materiale da utilizzare, in quanto abbina i benefici positivi della copertura con i costi vantaggiosi se rapportati alla durata nel tempo, che è la più lunga in assoluto (minimo 10 anni di vita con punte che arrivano addirittura a 20 anni).

La controindicazione nell’uso della rete di colore nero è che, con l’ombreggio medio del 15%, si ha un ritardo di maturazione della frutta che si aggira intorno ai 4-7 gg.

Ovviamente, si è tentato di trovare una soluzione che potesse garantire un periodo di raccolta adeguato mantenendo una durata della rete superiore.

Si è quindi sperimentata la rete “bianca”, o meglio definita come “kristal” (rete trasparente con tono azzurro o verde a seconda del tipo di stabilizzante UV utilizzato), ma a fronte di risultati migliori nell’epoca di maturazione, la durata del materiale è decisamente inferiore (max 5 anni, dopo un rapido e inevitabile degrado).

Altri colori sono poi stati provati ma senza grandi risultati, ad eccezione della rete gialla che sembra migliori la situazione agronomica migliorando la qualità del frutto nel caso della coltivazione del kiwi a polpa gialla.

Diciamo “sembra” perché la soluzione è sul mercato da pochi anni e quindi un vero test qualitativo lo si potrà avere solo tra qualche tempo, tenendo presente anche la durata, sia della plastica che della relativa pigmentazione.

LAVORAZIONE

Veniamo ora alla lavorazione, il secondo aspetto fondamentale che incide direttamente sulla qualità e sulla durata della rete,

Come dicevamo all’inizio, la lavorazione della rete avviene tramite tessitura dei monofili plastici e viene chiamata a “giro inglese”.

 

 

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Sono fondamentali, per stabilire la qualità della rete, le dimensioni della maglia A e B, ma anche il diametro del monofilo utilizzato.

Al variare di uno o tutti questi parametri possiamo ottenere infinite combinazioni, ma anche infinite offerte.

 

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La nostra azienda ha voluto darsi uno standard e fornisce reti certificate secondo i parametri indicati dalle nostre schede tecniche:

 

 

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Lavorando quindi sulle dimensioni della maglia e sul diametro del monofilo, otteniamo prodotti diversi per utilizzi diversi e tutte con polifunzionalità.

Ecco un esempio (l’effetto è indicato per importanza):

 

 

Dim. Maglia
(in mm e indicativi)

Effetto 1

Effetto 2

Effetto 3

Effetto 4

4×7

antigrandine

Ombreggiante light

Antiinsetto (cimici, carpocapsa)

Frangivento (max 10%)

2,8×7,8

antigrandine

Ombreggiante light

Antiinsetto (cimici, carpocapsa)

Frangivento (max 10%)

2,4×4,8

antigrandine

Ombreggiante light

Antiinsetto (cimici, carpocapsa)

Frangivento (max 10%)

1,6×2

Ombreggiante max 30%

antigrandine

Antiinsetto (cimici, carpocapsa)

Frangivento (max 30%)

1,2×1,8

Ombreggiante max 50%

antigrandine

Antiinsetto (cimici, carpocapsa)

Frangivento (max 50%)

1×1

Antiinsetto (drosophila)

antigrandine

Ombreggiante light

Frangivento (max 90%)

0,6×1

Antiinsetto (tutti)

antigrandine

Ombreggiante light

Frangivento (max 95%)

 

In conclusione, la scelta delle reti protettive deve essere pensata in funzione delle problematiche che si devono affrontare, preferendo, ove possibile, reti di colore nero che garantiscono la maggiore affidabilità.

Si deve poi fare attenzione alle dimensioni della maglia e del monofilo utilizzato e richiedere sempre schede tecniche esplicative del prodotto che si va ad acquistare.

Un po’ di attenzione, ed il consiglio di persone veramente competenti e con molta esperienza nel settore, vi eviteranno spiacevoli sorprese.

A presto!!!

 

 

Case History

 

Holland Rosetta

L’Holland Rosetta è una società olandese che dal 2005 ha deciso di sviluppare l’agro business in Ucraina.

Nel 2008 è stata fondata in Ucraina la Rosetta Agro, società che rappresenta un gruppo di aziende innovative e di successo, olandesi e italiane, specializzate nella realizzazione di soluzioni tecniche per  frutta e Frutti morbidi.

La sfida di Rosetta Agro è quella di soddisfare le esigenze del settore ucraino per renderlo in grado di esportare i propri prodotti sul mercato internazionale.

Pertanto, solo i migliori fornitori internazionali in Europa sono stati presi in considerazione come partner.

 

 

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Rosetta ha capito che i coltivatori di frutta hanno bisogno di un pacchetto completo con materiali certificati e di un fornitore che segua i propri clienti dall’installazione fino al mantenimento dell’impianto.

Quando è iniziata la collaborazione con Valente hanno quindi deciso di mostrare in Ucraina come dovrebbe essere costruito un sistema anti-grandine e anti-pioggia.

Su di un frutteto dimostrativo vicino a Kiev possono infatti essere visualizzati diversi sistemi Valente, insieme a numerose varietà di frutta che si adattano al clima ucraino.

La demo è una chiave di successo: i clienti visitano, vedono, toccano e comprendono la qualità dei sistemi e dei materiali Valente.

In questo modo Uman Fruit Company ha realizzato un impianto di ciliegio da dieci ettari nella regione di Cherkasy, con tutte le novità di Valente: anti-grandine + anti-pioggia + copertura completa dagli insetti.

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L’installazione è stata eseguita dal tecnico croato di Valente, Slaven Bosnjak, generando grande curiosità tra i tecnici locali che ancora piantano i pali in modo tradizionale e ormai obsoleto.

Ecco come sollevare il settore della produzione di frutta a livello internazionale: portare aziende, tecnologie e persone innovative nel paese!

Ed è per questo motivo che Valente e Rosetta Agro lavorano così piacevolmente insieme, creando un futuro luminoso per i loro clienti in Ucraina.

 

 

Novità in Valente

 

TEAM BUILDING VALENTE 2017

Il 7 luglio scorso si è tenuta l’edizione 2017 del TEAM BUILDING VALENTE che ha coinvolto l’intera azienda, dall’ufficio tecnico a quello commerciale, dalla produzione all’amministrazione.

L’obiettivo era molto chiaro: approfondire gli aspetti tecnici legati a prodotti e materiali durante l’intero processo che va dalla progettazione alla vendita, così da permettere a tutto il personale di acquisire una visione globale dei vari fattori in gioco e sviluppare un know how aziendale condiviso e trasversale tra i vari reparti.

Per farlo siamo scesi letteralmente in campo, visitando diversi tipi di impianto nella mattinata e “costruendo” un vero e proprio filare di vigneto nel pomeriggio.

Una giornata intensa e molto produttiva, che ci permetterà di affrontare con maggiore efficacia a tutti i livelli le diverse problematiche/esigenze dei nostri clienti, dal momento dell’ordine all’arrivo ed installazione del materiale.

Di cose da imparare c’è ne sono ancora tante ma continueremo ad impegnarci al 100% perché la nostra voglia di soddisfare il cliente non si ferma qui.

 

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News in Agricoltura

 

Prevedere il calibro della frutta e migliorarlo, si puo’

Irrigare quando serve e nella misura che serve; un concetto ormai consolidato.

Ora la ricerca ne sta portando avanti uno ulteriore: irrigare sulla base del calibro che si vuole raggiungere basandosi su modelli previsionali.

Le prove al momento sono per mele, pere e in implementazione per kiwi.

La prova prevede rilievi con calibro elettronico su 240 frutti ad ettaro. Dopo 15-20 giorni si fa un secondo rilievo.

Misurando la percentuale di accrescimento si può calcolare la stima della pezzatura finale. Se il valore non soddisfa le esigenze dell’agricoltore, o meglio del mercato, allora si deve intervenire per migliorare il calibro.

 

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Presso l’Azienda Marconi Davide in provincia di Ravenna, in un impianto di Rosy Glow, sono stati installati una centralina e i sensori nel terreno per rilevare tutti i parametri.

I dati vengono incrociati con quelli della stazione meteo ed elaborati tramite il programma Irrinet, un sistema studiato dal Consorzio Cer e disponibile per tutte le aziende agricole dell’Emilia Romagna.

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Il passaggio successivo, cioè quello della stima del calibro finale, è calcolato tramite il software dell’azienda HK Consulting.

La frutticoltura di precisione, evoluzione specializzata dell’agricoltura di precisione, è un metodo di controllo in tempo reale basato su modelli previsionali della produzione di frutta.

Permette di ottimizzare le risorse impiegate attraverso il monitoraggio del calibro dei frutti, prevedendo quale sarà il loro sviluppo.

 

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Incrociando tutti i dati l’agricoltore sa con mesi di anticipo quale tipo di produzione avrà se continua su una determinata strada.

Ha tutto il tempo per correggere il tiro, ad esempio per aumentare calibro e peso finale di ogni singolo frutto.

Nella rilevazione successiva può rendersi conto se le strategie adottate, come irrigazione e diradamento, stanno conducendo all’obiettivo voluto.