MONDO BIO PARTE 1 – IL VINO: Moda passeggera o fenomeno consolidato?

MONDO BIO PARTE 1 – IL VINO: Moda passeggera o fenomeno consolidato?

Il tema dell’agricoltura biologica è sulla nostra “tavola” ormai da qualche anno e oggi possiamo verosimilmente affermare che si è trasformato da fenomeno di nicchia a scelta sempre più consapevole ed apprezzata da parte dei consumatori. Le persone sono sempre più esigenti, sensibili e interessate alla qualità e alle caratteristiche degli alimenti che portano in tavola per sé e per la propria famiglia.

Le ragioni sono soprattutto di tipo salutistico e ambientale, a dimostrazione di una sensibilità crescente che ha contribuito alla diffusione dei prodotti bio dai piccoli negozi artigianali verso i scaffali dei supermercati della GDO.

In questo articolo affronteremo quindi la panoramica generale del mondo biologico legato al VINO, nel prossimo approfondiremo invece l’intero comparto dell’agricoltura biologica, con mode, tendenze e prospettive per il futuro.

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IL VINO BIOLOGICO

Un vino si definisce biologico quando proviene da uve 100% biologiche coltivate senza l’utilizzo di agenti chimici di sintesi nei vigneti, mentre in cantina la vinificazione deve avvenire con l’utilizzo limitato di solfiti e di prodotti enologici certificati biologici. Il vino biologico è un prodotto che deriva da un metodo di coltivazione con regole ben precise, stabilite dal Reg. CE 834/07, che esclude l’uso di antiparassitari o concimi chimici di sintesi.

CERTIFICAZIONE BIO

A partire dal 2012, con l’entrata in vigore del regolamento CE 203/2012, si può parlare di vino biologico e non più di vino “proveniente da uve biologiche” grazie alla possibilità di certificare come biologico l’intero processo di vinificazione e di trasformazione delle uve.

Il vino biologico si riconosce attraverso la presenza in etichetta del logo comunitario, marchio di garanzia che certifica l’intero processo produttivo del vino.

Per ottenere la certificazione biologica, e la possibilità di esporre in etichetta il logo relativo, è necessario sottoporsi a controlli costanti e ferrei da parte degli organismi competenti i quali, dopo un’accurata analisi, attestano l’ottemperanza delle aziende agli obblighi di legge.

DATI DI MERCATO

Quali sono, dunque, i numeri del vino biologico in Italia e nel mondo?

Partiamo dalle previsioni relative al consumo mondiale di vino biologico pubblicate nell’Organic Wine Report di IWSR, l’autorevole ente di analisi di mercato del mondo vinicolo, nel quale viene affermato che la domanda del vino di natura biologica crescerà rapidamente nei prossimi anni, grazie all’orientamento sempre più affermato dei consumatori europei nel preferire la sostenibilità ed il consumo principale di alimenti biologici.

La ricerca prevede che il vino biologico raggiungerà 87,5 milioni di casse da 9 litri a livello globale entro il 2022, registrando i maggiori incrementi del comparto (+ 9,2% di crescita annuale composta 2017-2022).

Gran parte di tale crescita è guidata dall’Europa, che rappresenterà il 78% del mercato globale del vino biologico entro il 2022.

In questo scenario, l’Italia è già oggi tra i leader della produzione biologica a livello globale, attestandosi al secondo posto in Europa per presenza di superficie a vite biologica, dopo la Spagna e prima della Francia, con i vigneti coltivati a biologico in ascesa e attualmente a quota 105.384 ettari (70.791 biologici e 34.593 in conversione, secondo il Sinab 2018). Il 12% della superficie totale è quindi coltivata a biologico garantendo una produzione complessiva di 500 milioni di litri di vino (analisi Coldiretti su dati Federbio) con le stime che indicano come le superfici “al naturale” siano raddoppiate negli ultimi cinque anni.

Ma tutto questo ha un effettivo riscontro sul mercato? Sembrerebbe proprio di sì, considerando che il vino biologico (dati Infoscan Census) fa registrare un ottimistico +18% nelle vendite del 2018 rispetto all’anno precedente (un tasso di crescita nove volte superiore rispetto alla media del settore), raggiungendo quota 4,94 milioni di litri venduti nella grande distribuzione a livello nazionale. Media a parte, incredibili picchi di incremento si sono registrati in alcune regioni come Piemonte (+415%), Emilia Romagna (+233%), Sicilia (+176%) e Toscana (+70%).

Quali sono i motivi di questo successo? Sicuramente il forte apprezzamento da parte del consumatore, che riconosce al vino bio (in ordine di importanza) naturalità, salubrità ma anche qualità. Per tutti questi motivi, il wine user bio è disposto a spendere di più per acquistare un vino bio (il differenziale medio di prezzo in GDO è superiore al 20%).

I canali preferiti per l’acquisto di vino bio rimangono iper e supermercati (in forte crescita) e gli acquisti diretti dal produttore/in cantina, seguiti da enoteche e negozi alimentari specializzati in prodotti biologici (in calo).

Per quanto riguarda le aree maggiormente vitate a biologico in italia, la Sicilia la fa da padrone per distacco, seguita da Puglia e Toscana, come potete osservare nelle grafiche di seguito.

 

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Incrociando invece i dati ISTAT sulla superficie totale e quelli Sinab sul biologico (nella Tabella di seguito) si scopre però che (al 2017) la maggiore penetrazione del vigneto bio si registra in Calabria e Basilicata, dove ha raggiunto il 50% del totale, seguita da Marche e Sicilia intorno al 35%. Viene poi la Toscana al 24%.

Le regioni grandi più “arretrate” su questo fronte sono nel Nord Est, con Veneto e Friuli Venezia Giulia al 5-6%. L’altra regione importante per la qualità, il Piemonte, è ancora all’8% del vigneto bio: 3300 ettari contro 42mila in totale.

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Tornando alle vendita, il successo del bio italiano non è solo sul mercato interno; cresce infatti anche l’export, che costituisce ancora il mercato di sbocco più significativo per le cantine biologiche italiane.

Dove si vende di più?

Fatto 100 il valore delle esportazioni di vino biologico italiano, la Germania rappresenta il 33% – dicono ancora i dati di FederBio – gli Stati Uniti il 12%, Svezia Canada e Svizzera l’8%, la Cina il 7%, il Regno Unito di Gran Bretagna il 6%, il Giappone il 2%.

Altri Paesi dell’Unione Europea raccolgono l’11% dell’export italiano di vino biologico. Gli altri Paesi extra-Ue il 4%.

Tirando le somme, per chi stesse valutando di entrare in questo mercato, che mostra un trend di crescita stabile, la conversione delle superfici vitate a biologico e la produzione di vini certificati sembrerebbe rappresentare un investimento dal successo assicurato.